Eco-city

Anticamente i trogloditi avevano un modo tutto particolare di costruire i propri edifici: li scavavano nel terreno. Sceglievano un luogo ideale e poi, in base alla direzione dei venti dominanti, iniziavano con lo scavo, realizzando cunicoli e vani più ampi. Nelle aree desertiche e ventose, le abitazioni ipogee riparavano dal vento e in quelle comprese tra la zona temperata ed equatoriale, difendevano dal freddo e dal caldo eccessivo. Nonostante le favorevoli temperature interne, erano “case” buie e poco ventilate perché dotate di una sola apertura: il varco di ingresso.

Non a caso, oggi si costruisce in elevazione, alla luce del sole, e alle costruzioni ipogee associamo adesso immagini di necropoli ed edifici funerari.

Eppure gli architetti russi dello studio Ab Elis hanno progettato, perché venga realizzata sotto terra, non una singola abitazione, bensì un’intera città. E l’hanno chiamata “Eco-city 2020”) perché questa città ipogea, in cui vivranno 100 mila persone, nascerà dal recupero di una cava dismessa. Sorgerà in Siberia, a 525 metri sotto terra e sarà sormontata da una enorme cupola fotovoltaica.

Quello del recupero delle cave dismesse è un tema su cui molto si dibatte e sono molti gli architetti che hanno proposto la riqualificazione di questi ampi spazi per realizzarvi teatri, parchi per attività culturali, e auditorium. Un gruppo di progettisti tra cui Mondostudio per esempio, ha progettato, per la città di Santomera in Spagna, “La Ciudad del Medio Ambiente”, una cittadella, nata dal recupero della ex cava nella Regione della Murcia, in cui saranno previste attività finalizzate all’approfondimento delle tematiche ambientali.

Tutti progetti ipogei nati per essere “presi in pillole”. A teatro e all’auditorium ci si va una volta a settimana e ci si resta un paio d’ore, la cittadella la si visita ancora meno frequentemente.

Ma immaginate di dover vivere in una città scavata sotto terra, come la “Eco-City 2020”.

Cosa c’è di eco in questo concetto? Perché attribuire ad un progetto come una città scavata oltre 500 metri sotto terra un prefisso come “eco”, dimenticando i valori insiti in questa parolina?

Eco-city

“Eco” è rispetto dell’ambiente e delle persone che lo abitano e non basta sfruttare un buco già esistente per attribuire questo prefisso ad un progetto di così grande impatto come una città in cui luce ed aria vengono fornite col contagocce.

Certo, con le attuali tecnologie non sarà difficile ricreare in un luogo tanto inospitale le condizioni ottimali per la sopravvivenza, ma perché parlare di sopravvivenza piuttosto che di VITA? E soprattutto, perché sperimentare su una Terra tanto stanca dei nostri comportamenti scriteriati una città con un impatto del genere?

Un buon progettista, responsabile nei confronti dell’ambiente, non dovrebbe ricordarsi della sostenibilità soltanto nel momento in cui sceglie il titolo del suo progetto. La sostenibilità dovrebbe guidarlo dal primo momento, sin da quando, matita alla mano, traccia il primo segno sul foglio.

Antonia Guerra

Direttore Responsabile

Architettura Ecosostenibile

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