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Tra catastrofi provocate dalla mano dell’uomo e calamità naturali bisogna essere sempre pronti a fronteggiare le emergenze più disparate, soprattutto per quanto riguarda i soccorsi da prestare alle popolazioni colpite. Tra le priorità c’è spesso l’alloggio, come è accaduto in occasione delle recenti alluvioni in Pakistan, dello tsunami del 2004 nell’Oceano Indiano, dell’uragano Katrina a New Orleans nel 2005 o, restando entro i nostri confini nazionali, del terremoto dell’Aquila del 2009.

Shelter Centre è un’organizzazione non governativa con sede a Ginevra che si occupa di supportare le comunità afflitte da disastri di questo genere, fornendo loro mezzi e personale tecnico per affrontare le emergenze abitative. Proprio a questo scopo, Shelter Centre porta avanti il progetto Transitional Shelter Prototypes, che consiste nello studio e nella sperimentazione di moduli abitativi provvisori. L’idea è nata in occasione dello tsunami del 2004, per offrire una sistemazione dignitosa, sana e sicura alle persone colpite nel periodo che va da un conflitto o da un disastro ambientale alla soluzione della crisi: un lasso di tempo che – si calcola - potrebbe/dovrebbe durare dai 2 ai 5 anni.

Il progetto, che si concluderà nel settembre del 2011, ha già coinvolto diversi designer, artigiani e produttori di tende da campo, allo scopo di realizzare dei prototipi di moduli abitativi temporanei il più possibile pratici, facili da immagazzinare, trasportare e montare e, infine, idonei ad ospitare un nucleo familiare di 5 persone. Le norme a cui i progettisti devono attenersi sono illustrate nei Transitional Shelter Standards e redatte in collaborazione con operatori umanitari che hanno vissuto in prima persona l’esperienza di prestare soccorso a popolazioni colpite da catastrofi.

Transitional_shelter

Il prototipo Transistional Shelter TS20, della Nunatak Systems.

In linea di principio, Shelter Centre tende a privilegiare “soluzioni locali”, con l’utilizzo di materiali e tecniche di costruzione tipiche dell’area colpita dal disastro, per non snaturare il paesaggio e per fronteggiare la situazione di crisi nel modo più sostenibile ed economico possibile. Tuttavia, le emergenze possono essere di proporzioni tali da rendere necessario il ricorso a tende e moduli abitativi prefabbricati, da reperire altrove e da portare sul luogo della catastrofe. E qui sorge il problema, dato che gli equipaggiamenti in dotazione delle organizzazioni umanitarie sono molto spesso pesanti, ingombranti e facilmente deperibili, oltre che difficili e costosi da trasportare.

Nasce così l’esigenza di studiare soluzioni più pratiche e più economiche: un’esigenza a cui il progetto Transitional Shelter Prototypes sta cercando di dare risposta. I Transitional Shelter Standards offrono indicazioni molto precise riguardo al peso complessivo e alle dimensioni massime del modulo abitativo e del suo packaging, stabilendo che il tutto deve essere facilmente trasportabile da due persone. Vengono inoltre fissati alcuni parametri specifici, relativi alla superficie calpestabile che il modulo deve avere, all’altezza minima, alla ventilazione, all’isolamento termico, alla resistenza al fuoco, alla totale atossicità dei materiali utilizzati, fino alla riservatezza che l’ambiente deve assicurare alle persone che vi dimorano.

Fino ad oggi Shelter Centre ha raccolto sei progetti, pubblicati nel Transitional Shelter Prototypes Booklet (che potete visionare in pdf a questo link): si tratta di prototipi che al momento sono ancora soggetti a test di vario genere, per metterne alla prova la resistenza alle diverse condizioni ambientali, e che, di conseguenza, non bisogna considerare come definitivi. Tuttavia, possono offrire un’idea molto interessante della direzione in cui il progetto si sta muovendo. In attesa del suo completamento, nell’autunno del 2011.

Lisa Vagnozzi

Foto: uno dei sei prototipi presentati allo Shelter Centre: TransHome, della H. Sheikh Noor-ud-Din & Sons.

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