Negozio_museo_Credenza_caf_-__FaenzaNel 2007 è stato presentato un nuovo oggetto ogni 3 minuti e mezzo. La crisi forse ne avrà fatti costruire qualcuno in meno, ma le cifre restano pesanti. Ovvio pensare che un mondo con una popolazione in continua crescita necessiti di sempre più numerosi oggetti, meno banale è riconoscere che sempre più persone in ansia di novità pretendano di non poter possedere lo stesso accessorio per più di un paio di anni.

 

Viene da domandarsi se forse non stiamo perdendo il senso? Ogni oggetto ne ha uno, frutto della composizione di segni che lì si sono fermati: quelli che caratterizzano un oggetto come tale, quelli che la storia gli ha lasciato addosso, quelli che la persona che l'ha posseduto gli ha impresso sopra... eppure gli oggetti hanno vita sempre più breve.

Su greenMe.it proponiamo continuamente soluzioni creative per poter riutilizzare gli oggetti in casa pur di non buttarli e acquistarne di nuovi. Dai vinili alle scodelle, tutto può acquistare nuova vita. Il fai-da-te è spesso un buon modo per passare la domenica, ma c'è chi, del riciclo creativo e della possibilità di ridare nuovo senso agli oggetti, ne vuole fare una professione.

Tra questi c'è un piccolo nucleo di progettisti, diplomati all'ISIA di Faenza: si presentano sotto il nome di RESIGN e portano avanti un progetto che mira a fare educazione, formazione, ricerca e consulenza per "reinventare gli oggetti dismessi". Sono i nuovi volti dei rigattieri di una volta, ragazzi che accanto alla Biblioteca dove studiare hanno incominciato a frequentare anche i centri di smistamento e le discariche.

"All'inizio andare a cercare gli oggetti era il modo più facile ed economico per dare sfogo alla nostra voglia di fare, in quanto giovani studenti di disegno industriale" ci racconta Andrea Magnani, uno dei fondatori del progetto. Con il tempo, alla necessità si è affiancata la riflessione intorno alla concreta utilità di creare ex novo, man mano sostituita dalla possibilità di "ricombinare in modo creativo i segni di cui sono permeati gli oggetti dismessi al fine di rigenerare nuovo significato".

Da qualche anno a questa parte, Resign è una realtà che cerca di portare avanti la sua filosofia da laboratorio creativo infiltrandosi nel sistema produttivo, tentando di ribaltare l'ottica della progettazione. Dice Andrea: "al contrario di ciò che succede nel normale processo industriale dove si parte dall'idea per trovare il materiale, per noi la creazione avviene a partire dal materiale, in laboratorio, usando da subito le mani". Che per Resign significa ciò che le discariche mettono a disposizione, quello che i cassonetti nascondono, quello che le cantine celano allo sguardo, quello che le persone gettano via.

Burton_11.thumbnailAmano definire il loro Atelier a Faenza una Bottega 2.0 dove vige la legge della condivisione del sapere, della trasversalità delle competenze e della creazione di relazioni. Lì si svolgono workshop aperti a tutti (basta avere creatività e manualità e magari essersi già cimentati nella costruzione di qualcosa tra le mura domestiche) della durata di almeno tre settimane "un tempo giusto (anche se comunque limitato) per riuscire a sollecitare le idee e mettersi, in maniche di camicia, a costruire... Oltre metà dei nostri workshop prevede infatti il lavoro in officina tra piallatrici e seghe... è lì che spesso le idee prendono realmente forma"

E se non si ha modo e tempo di trasferirsi a Faenza, armi e bagagli, si può sempre optare per la soluzione inversa. Sono i designer di Resign che vengono a casa. Si chiama "Designer a domicilio" ed è il progetto con il quale il nucleo di progettisti di Faenza cerca di diffondere tra la gente la sua filosofia.

"L'idea nasce dal fatto - ci racconta Giovanni - che spesso le persone hanno un oggetto a cui sono in qualche modo legate e che nel tempo è rimasto semplicemente sommerso dall'infinità di altri oggetti acquistati... non lo si vuole buttare ma è difficile ritirarlo fuori così com'è ... e allora noi lo trasformiamo cercando di mantenere alcuni elementi invariati e rinnovandone completamente altri".

È qui che viene fuori quel senso che distingue gli oggetti da "certi oggetti", quel non plus ultra che fa essere un vecchio tavolino non semplicemente un vecchio tavolino ma "quel certo" tavolino.

Casa_museo_Ravaioli_Visani_-_Faenza_2"Designer a domicilio" funziona come con l'idraulico: a chiamata corrisponde visita a casa. A differenza dell'idraulico però qui il tempo è una variabile importante perché è nel tempo passato insieme a condividere il racconto di quell'oggetto che si potrà ridare nuovo significato a una materia senza cancellarne la storia precedente. "È nella relazione che nasce il progetto. La persona dalla quale siamo chiamati è il nostro committente, ma senza la sua partecipazione il progetto non potrebbe nascere".

Funziona così: è possibile scegliere uno dei 4 designer di Resign e invitarlo a casa propria, aspettare che suoni alla porta e far vedere l'oggetto che avete intenzione di riportare a nuova vita, raccontarne il passato, il legame e la storia di cui è portatore. Colmo delle vostre parole, il designer tornerà nel suo lab oratorio per trasformare le parole in azioni, i pensieri in mani che lavorano e riportarvi un oggetto che sarà sempre lo stesso oggetto ma diverso.

John Tackara, un punto di riferimento per i designer della sostenibilità, non a caso individua nel bisogno di generare "nuove relazioni al di fuori dei confini abituali, nuovi modi di collaborare e generare progetti", il nuovo corso del progetto industriale.

Su Youtube sono numerosi i video che testimoniano le tante esperienze di relazione e progettazione "apolide" che "Designer a domicilio" ha già sperimentato. Storie di famiglie i cui vecchi tavolini sono diventati cartine geografiche su vetro, di negozi la cui merce è diventata un'opera d'arte e di vecchi ventilatori che si fanno gallerie del vento... storie di oggetti che messi nelle mani della libertà progettuale e della competenza artigianale dei 4 ragazzi di Faenza diventano racconti contemporanei.

Chiunque possiede qualcosa dalla quale non riesce a staccarsi, anche se rimane lì... è il senso delle cose. Riutilizziamolo!

Pamela Pelatelli


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