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Ad Expo 2015 si parla di agricoltura e agroalimentare con la presentazione del Manifesto della Green Economy. Si tratta di un documento che viene considerato un buon punto di partenza per affrontare 7 temi importanti per l'agricoltura e la produzione di cibo a favore di una maggiore qualità e sostenibilità.

Il Manifesto della green economy per l'agroalimentare in occasione di Expo 2015 è stato elaborato con un ampio processo partecipativo dei gruppi di lavoro degli Stati Generali della Green Economy e approvato al Consiglio Nazionale della Green Economy che raggruppa 65 organizzazione di imprese green.

Il modello agricolo italiano è un pilastro dell'economia nazionale - con un valore aggiunto annuo che supera i 260 miliardi di euro, oltre 3,3 milioni di occupati e un'incidenza sul PIL dell'8,7% - che, pur non esente da difficoltà, contraddizioni e crisi, ha saputo individuare vie di sviluppo e di successo coniugando i migliori ingredienti di una green economy: elevata qualità, tipicità e territori.

Andrea Olivero, vice ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, a proposito del Manifesto della Green Economy per Expo 2015 ha dichiarato:

"Il Manifesto della green economy per l'agroalimentare rende più esplicita e chiara la Carta di Milano e la integra perfettamente. Dopo più di 30 anni in cui l'agricoltura veniva percepita come omologazione, oggi ci troviamo di fronte a un nuovo modello di sviluppo agricolo, che rispetta le colture e le culture e fa della diversità un fattore positivo. Il modello italiano coniuga tradizione e innovazione, valorizza i territori e le comunità locali e rispetta l'ambiente".

Il Manifesto della Green Economy contiene le seguenti 7 proposte per migliorare l'agricoltura e la produzione alimentare nella nostra epoca.

1) Adottare la visione della green economy per lo sviluppo della produzione agroalimentare.

L'agricoltura deve essere in grado, prioritariamente, di produrre il cibo necessario alle presenti e alle future generazioni, produrre reddito adeguato per gli agricoltori, occupazione e qualità ecologica dei prodotti e delle modalità di coltivazione. Queste funzioni sono assicurate quando le produzioni agroalimentari sono condotte con la visione della green economy in grado di integrare qualità eccellente, redditività e tutela del capitale naturale, utilizzando i saperi, le buone tecniche e le buone pratiche dell'eco-innovazione.

2) Coordinare la multifunzionalità con la priorità della produzione di alimenti

La conservazione di una ricca biodiversità è una delle attività proprie e strategiche di un'agricoltura multifunzionale orientata alla green economy. L'agricoltura alimenta anche un settore importante e dinamico della green economy: la bioeconomia, basata sulla valorizzazione di biomasse impiegate per generare energie rinnovabili, per fornire materiali in settori avanzati come la chimica verde.

3) Attuare misure di mitigazione e di adattamento alla crisi climatica

Gli impatti dei cambiamenti climatici sull'agricoltura sono già molto forti e potrebbero diventare insostenibili. L'agricoltura può dare un contributo importante alla mitigazione della crisi climatica, sia con attività di assorbimento di gas serra (con un'accorta gestione delle risorse forestali, dei terreni e dei pascoli), sia riducendo le emissioni (con l'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, un minore utilizzo di fertilizzanti azotati, un controllo della dieta per gli allevamenti ecc).

4) Superare modelli agricoli non più sostenibili e promuovere le buone pratiche

I fattori di pressione sul territorio sono aggravati da modelli agro-industriali, ancora diffusi nel mondo, che inseguono logiche di un mercato a breve termine e a basso costo. Questi modelli, già messi in discussione nel mondo agricolo, possono essere definitivamente superati promuovendo una green economy agroalimentare basata su produzioni sostenibili di qualità - veri e propri motori di sviluppo delle economie e delle culture locali - nonché valorizzando i loro effetti positivi ambientali, per l'occupazione e un miglior benessere.

5) Tutelare la sicurezza alimentare, potenziare i controlli e le filiere corte

Per prevenire i rischi e tutelare la qualità della filiera agroalimentare occorre: migliorare e potenziare i controlli su scala globale; rafforzare la lotta alle frodi e alle manipolazioni nocive degli alimenti; armonizzare le normative ambientali e sanitarie; puntare sulla tracciabilità, sull'origine garantita e protetta dei prodotti agroalimentari; rafforzare le filiere agroalimentari corte e le produzioni locali. Le filiere corte possono essere favorite anche dallo sviluppo dell'agricoltura urbana e periurbana.

6) Fermare lo spreco alimentare e favorire l'economia circolare

Fermare lo spreco di alimenti, assicurare la circolarità dell'economia delle risorse agroalimentari. La green economy punta sul risparmio, sull'uso efficiente e razionale delle risorse, secondo un modello di economia circolare. Questo modello è valido per contrastare gli sprechi attraverso una corretta informazione e una migliore educazione alimentare e garantire stili di vita e consumi alimentari più consapevoli e sobri. È, inoltre, necessario applicare alle filiere agroalimentari un sistema di economia circolare, puntando a minimizzare i rifiuti, a prevenire attivamente scarti e perdite in tutte le fasi.

7) Fermare le minacce alla produzione agroalimentare e ai suoli agricoli

Oltre alla crisi climatica, numerosi sono i fattori di pressione ambientale (emissione di inquinanti atmosferici, prelievi massicci e l'inquinamento delle acque, smaltimenti illegali di rifiuti). Particolare allarme suscita lo sviluppo incontrollato delle urbanizzazioni e delle infrastrutture che alimenta un consumo dissennato di suolo agricolo. Le politiche di gestione e di uso dei suoli vanno cambiate; l'abbondante cubatura - abitativa, industriale e per servizi – inutilizzata, va recuperata e impiegata in alterativa a nuovo consumo di suolo. Il suolo agricolo è un capitale naturale non sostituibile, va conservato perché è un'infrastruttura verde strategica.

Clicca qui per aderire al Manifesto della Green Economy.

Marta Albè

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