Creato Mercoledì, 03 Giugno 2009 16:00 Scritto da Anna Maria Cebrelli
Tra i tanti percorsi che mettono insieme spiritualità e un cammino nella consapevolezza, c'è la Via Rossa. Ovvero quel mondo che si rifà alla tradizione sacra degli Indiani d'America, in particolar modo dei Lakota-Sioux. Una cerimonia caratterizzava tutti i momenti importanti della vita comunitaria: l'inipi o capanna sudatoria.
Sudare con gli spiriti
Il sole è ormai al tramonto e l'odore della sera si mescola, nel cielo, ai toni che si fanno più scuri. Mentre il fuoco continua a scoppiettare, ci si prepara: gli uomini indossano dei pantaloncini, le donne un vestito leggero e lungo. Davanti alla porta della capanna (rivestita di coperte, per creare oscurità e trattenere il calore), uno alla volta, le mani sono rivolte al cielo in una preghiera, "Mitakuye oyasin" (tutto è collegato, tutto è in relazione), e poi si entra: prima le donne e poi gli uomini. I nodi di preghiera, preparati in precedenza con offerte di tabacco, scendono dalla struttura della cupola che disegna - con gli intrecci dei rami di salice - una stella. Le pietre, rosse e calde dal fuoco, vengono poste nella buca centrale, secondo un preciso rituale, nel silenzio.
Mentre il calore sale, il buio scende dentro l'Inipi e fuori; il profumo dell'erba dolce e del cedro, gettati sulle pietre, riempie piacevolmente i polmoni. Chiusa la porta, l'"uomo di medicina" versa l'acqua, che libera il suo vapore. Accompagnati dai canti sacri Lakota, al ritmo pieno del tamburo, le "medicine" delle pietre e degli alberi, del fuoco e dell'acqua e degli spiriti delle quattro direzioni si fondono. Il calore richiede abbandono e fiducia. Si prega e si ringrazia. Il sudore scivola sulla pelle: le tensioni si sciolgono, i dolori emotivi vengono liberati e lasciati fluire, si abbandonano i vecchi schemi mentali per aprirsi a nuova vita. Nel Mitakuye Oyasin.

«Lasciamo i nostri pesi a Madre Terra, ci svuotiamo da pregiudizi e condizionamenti inutili, dall'idea ordinaria di preghiera e da quanto pensiamo di noi stessi. Non serve chiedere: solo il Creatore sa di cosa abbiamo veramente bisogno. L'Inipi o sweat lodge - spiega Mariano Romano, che conduce in Italia cerimonie autorizzato da Pansy Hawk Wing, anziana leader dei Lakota Oglala, da cui ha ricevuto l'adozione e il nome Lakota - è uno dei sette sacri riti che la Donna Bisonte Bianco ha consegnato all'inizio dei tempi al popolo Lakota per vivere in pace, umiltà, rispetto e gratitudine, per camminare in modo equilibrato nel mondo e per tutte le relazioni con gli altri uomini, con ogni forma vivente, con la terra e lo Spirito».
Una sorta di grande utero, per una nuova vita
Inipi significa "avere nuova vita"; è un modo di pregare e purificarsi per comprendere quello che l'ego e la mente non vogliono vedere ma che il cuore conosce. «Tutte le cerimonie della Via Rossa - spiega Mariano Romano - sono un modo per camminare in modo soffice e gentile sulla Terra, per vivere la spiritualità concreta: ci sono i setti sacri riti, tra cui l'Inipi, che sono insegnamenti del mondo degli spiriti, e i 7 insegnamenti del mondo degli uomini, legati alle direzioni della ruota di medicina: l'Ovest, porta (tra le altre cose) saggezza e introspezione, il Nord guarigione e umiltà, l'Est gentilezza e visione, il Sud purificazione e gratitudine, Madre Terra dona nutrimento e accoglienza, Padre Cielo è spirito e guida. Quando abbiamo imparato a camminare in queste sei direzioni possiamo riconoscere (a Nord-Ovest) la nostra, nel mondo: senza più conflitti, competizioni, qualcosa da dimostrare. L'Inipi aiuta a stare con equilibrio in tutto questo».
Conferma Paolo de Angelis, medico e psicoterapeuta: «Simbolicamente, la capanna sudatoria è una sorta di grande utero accogliente in cui - grazie ai canti, alle preghiere e alla musica, al calore e alla suggestione delle pietre e dei profumi - si riesce più facilmente a "staccare i fili"; in un ambiente in cui si può dire di sé senza avere risposte e senza timore di giudizio, si incontrano in modo non ordinario i proprio "nodi". Il risultato: aumenta la propria consapevolezza, la capacità di autoaffermazione e di individuazione di obiettivi personali da raggiungere». Nel mitakuye oyasin.