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La Fossa delle Marianne, il punto più profondo del pianeta è stato raggiunto tra domenica e lunedì dal regista James Cameron che a bordo del sommergibile Deepsea Challenger, realizzato in collaborazione tra National Geographic e Rolex, è sceso nei fondali dell'Oceano Pacifico alla scoperta delle meraviglie ancora nascoste in quell'angolo di mondo.

Quando in Italia erano le 23.52 di domenica, il regista si è calato a 6,8 miglia di profondità, circa 11 chilometri, raggiungendo il punto più estremo del pianeta, noto come Challenger Deep, più simile all'ambiente lunare che a quello terrestre per caratteristiche e differenze rispetto a quelle cui siamo abituati.

Prima di lui, altri due uomini avevano tentato l'impresa, l'oceanografo svizzero Jacques Piccard e l'ufficiale di Marina americano Don Walsh, partiti insieme nel gennaio del 1960 a bordo del batiscafo di fabbricazione italiana Trieste. Ma Cameron è l'unico ad essersi addentrato da solo fino alle profondità marine. Un'impresa storica che però ha un fine scientifico, la raccolta e lo studio di campioni altrimenti del tutto inaccessibili. Il dispositivo che ha permesso il viaggio è stato progettato appositamene per cercare di ottenere il massimo delle informazioni, dalla superficie al fondo marino, nel più breve tempo possibile.

Per questo, nella piccola capsula che ha portato Cameron negli abissi erano presenti un campionatore di sedimenti, un artiglio robot, una pistola per aspirare piccole creature marine e altri strumenti per il calcolo della temperatura e della salinità. "Tutto è andato alla perfezione", ha spiegato Kevin Hand, uno dei membri della spedizione di Deepsea Challenge nonché astrobiologo della NASA. "Jim è tornato in superficie con condizioni metereologiche eccellenti, anche se sembrava che vi fosse una tempesta all'orizzonte".

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Cameron ha impiegato 2 ore e 36 minuti per la discesa e appena 70 minuti per la risalita. La sua permanenza nei fondali è durata circa 4 ore. Il Deepsea Challenger è poi sbucato nel Pacifico occidentale, 500 chilometri a sud-ovest di Guam. In diretta via Twitter, Cameron ha espresso le proprie emozioni sia durante la spedizione: "Appena arrivato nel punto più profondo dell'oceano. Toccare il fondo non è mai stato così bello. Non vedo l'ora di condividere con voi quello che sto vedendo", che al termine: "Fino a 7 anni fa era impossibile un viaggio di ricerca nel Challenger Deep" annunciando l'avvio di una nuova era. Durante l'immersione nella Fossa delle Marianne, le telecamere 3D hanno effettuato delle riprese video.

"Tante persone hanno lavorato per mesi e anni intensamente per arrivare a questo punto", ha detto Bartlett, responsabile scientifico per il programma Challenge Deepsea. Già all'inizio di questo mese, durante un'immersione di prova nella Papua Nuova Guinea, Cameron ha riportato a galla alcune creature da una profondità di cinque miglia (8 chilometri). Animali mai visti, lunghi circa 17 cm, considerati "i più grandi anfipodi mai vista a quella profondità" come ha spiegato Bartlett. A quelle profondità nel Challenger Deep, però, è improbabile anche se non impossibile che Cameron possa aver trovato creature sgusciate. In quel caso si tratterebbe di una scoperta scientifica senza precedenti, che potrebbe aiutarci a conoscere un mondo ancora ignoto e ricco di segreti.

Tuttavia, al di là delle finalità prettamente scientifiche, il principale motivo che avrebbe spinto Cameron in fondo agli abissi è probabilmente la registrazione di immagini per Avatar 2. Da tempo infatti si parla della Fossa delle Marianne come del set privilegiato del sequel del celebre film. E se fino a qualche anno fa, tale possibilità era ancora una chimera oggi è realtà. Lo vedremo presto al cinema?

Francesca Mancuso

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