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Investire sul nucleare per far fronte ai cambiamenti climatici. Questo, in pratica, quanto dichiarato da Barack Obama che, in visita ad un centro per lo sviluppo di energie pulite del Maryland, nei pressi di Washington, ha annunciato la prossima realizzazione, entro il 2017, di due nuove centrali atomiche "sicure e pulite" a Burke, in Georgia.
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Il nostro Paese ha deciso di fare marcia indietro sulla Green economy. Nella seduta pomeridiana dell’Aula di palazzo Madama di ieri pomeriggio, 14 aprile, è infatti passata una mozione firmata da alcuni senatori del centro-destra, primo tra tutti Gianpiero D’Alia (Udc), che nega di fatto la necessità che l’Italia si doti di una politica ambientale forte. L’approvazione della mozione, che ricordiamo è un atto con cui il governo si impegna formalmente nei confronti del Parlamento, è in ogni caso un segnale chiaro su quella che sarà la politica ambientale che verrà messa in campo dall’esecutivo nei prossimi anni.
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Dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Barack Obama sul nucleare nella lotta ai cambiamenti climatici, dice la sua anche Bill Gates.
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Come volevasi dimostrare l'accordo di Copenhagen rischia di risolversi in una bolla di sapone. Il 31 gennaio scorso è scaduto il termine per l'adesione, da parte delle Nazioni firmatarie dell'accordo, all'impegno di riduzione dei gas serra (GHG) entro il 2020. E sapete cosa è successo? Nessuna novità all'orizzonte: gli impegni comunicati dai vari Paesi sono infatti sostanzialmente gli stessi di quelli resi noti prima del summit di dicembre in Danimarca. Insomma niente di nuovo all'orizzonte: di questo passo non sarà infatti possibile impedire che l'aumento della temperatura media mondiale non superi i 2° gradi, obiettivo che ci si era posti a Copenhagen.
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A soli 4 giorni dall'apertura della Conferenza sul clima di Copenhagen, la situazione internazionale si fa rovente e le speranze di trovare un accordo vincolante più flebili. La disputa ancora una volta corre sui numeri. Numeri che riguardano promesse che probabilmente sono chimere, che sembrano avere solo l'intenzione di "cambiare" ma invece sono solo una goccia nell'oceano. A diffonderli è stata prorio l'Ue, che attacca gli Usa sul taglio delle emissioni, considerando lo sforzo americano solo una briciola (-3%) riportato al parametro comunitario del 1990, mentre rispetto al 2005 la riduzione è stata pari al -17%. Ma l'Ue auspica una riduzione almeno del 20%.
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I padroni di casa presentano la loro proposta da mettere sul tavolo delle trattative per il vertice di Copenhagen - anticipata da indiscrezioni stampa - e subito arriva dall'India la doccia fredda: "se la bozza danese contiene indicazioni temporali, allora arriviamo ad un fallimento. La bozza, che non si basa su stime realistiche, è totalmente inaccettabile da noi". Queste le parole riportate dall'agenzia stampa Pti con la quale il ministro indiano dell'ambiente Ramesh ha gelato ieri la proposta di accordo elaborata dal governo danese che doveva fungere da punto di partenza per il summit del prossimo 7 dicembre.
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L'Europa si riunisce per cercare di trovare una linea comune da presentare al vertice sui cambiamenti climatici del prossimo dicembre, un documento che abbia valore di indirizzo politico in vista dell'incontro dei Capi di stato previsto per il 29 e 30 ottobre, l'ultimo prima del Summit di Copenhagen a cui ci separano solo 7 settimane. E così se ieri dal Consiglio che ha riunito i 27 ministri dell'Ambiente a Lussemburgo è arrivato l'accordo a lungo periodo con l'impegno della Comunità di tagliare le emissioni di CO2 dell'80-95% entro il 2050 (rispetto al 1990), sul breve periodo si continua a tergiversare, a prendere tempo e ad aspettare le mosse di Stati Uniti e Paesi in via di Sviluppo.
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In vista della Conferenza sul clima che si terrà a Copenaghen, la Cina svela la sua posizione mettendo nero su bianco, in un documento, tutte le richieste da presentare a dicembre nel vertice dalla quale tutti si aspettano un nuovo accordo post-Kyoto.
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