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Torniamo a parlare di morte, perché a quanto pare è una delle cose più insostenibili e non solo in senso metaforico. Anche dal punto di vista dell'ambiente, infatti, rappresenta un problema non da poco. Come fa notare anche il Guardian, nel Regno Unito muoiono ogni anno più di 600.000 persone, ma di queste solo una piccola percentuale sceglie una bara in legno certificato. Senza parlare della cremazione che, come abbiamo visto nel caso dell'India, non solo emette una grande quantità di emissioni di carbonio, ma anche di sostanze chimiche tossiche create dal processo di riscaldamento e dal vapore di mercurio nocivo che vengono generati dall'incenerimento delle otturazioni dentali. D’altro canto, la sepoltura occupa spazio e risorse, e può anche inquinare il terreno con la formaldeide.

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Wonderlands

In tempo di green economy niente ormai può essere lasciato al caso. Non di certo l'amore, come abbiamo visto, ma neanche la morte. L'attenzione per l'ambiente si fa largo, permeando sempre di più ogni gesto quotidiano della nostra vita. E in Inghilterra, è proprio il caso di dire, riesce anche ad andare "aldilà". A Blackley, vicino Manchester, infatti è stato ultimato un cimitero rigorosamente ecosostenibile, con tanto di bare biodegradabili e carro funebre elettrico.

bara_libreriaCon la pira ecosostenibile pensavamo di aver già "oltrepassato" il confine e affrontato il legame che può nascere tra morte ed ecologia. Ma ancora non avevamo visto l'oggetto di arredamento creato da William Warren, un designer noto per la sua originalità e il suo essere fuori dagli schemi: una libreria capace di "riciclarsi" in punto di morte e diventare una bara fai-da-te.

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mokshda_la pira ecologicaVivere in armonia con la natura va bene, ma anche le spoglie mortali pongono una questione ecologica. La diatriba classica è tra sepoltura o cremazione, qual è la migliore soluzione, la più eco-sotenibile? I vetero-newage caldeggiano la sepoltura in terra, senza bara, per evitare di disperdere la fantomatica "energia elettrodebole" che accumulerremmo in vita. Il problema però è serio e non si può ricondurlo a una questione di moda: in molti casi infatti sono coinvolte profonde credenze religiose e un incisivo impatto ambientale.

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