Tag:marea nera

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La Zenit ambiente srl di La Spezia ha ricevuto l’ok dalla BP per la fornitura di 20 Km di barriere verticali rigide a protezione delle coste della Louisiana colpite dalla Marea Nera. Ce lo conferma Leonardo Canini, responsabile per il mercato internazionale della società spezzina specializzata nel settore della salvaguardia ambientale che abbiamo sentito al telefono.

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Da tre mesi assistiamo alla marea nera nel Golfo del Messico, tra tentativi di fermare la perdita, cifre e bilanci sempre più allarmanti. Un evento drammatico per l’ambiente e per gli ecosistemi locali e brutto colpo per l’economia della regione, con danni alla pesca e al turismo. Ma anche una “fonte di ispirazione” per la sensibilità di alcuni artisti, che hanno recepito e interpretato in modo soggettivo e unico l’incidente della ormai tristemente famosa Deepwater Horizon.

 

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Nuova spedizione per l’”Arctic Sunrise”. Dopo le gelide temperature dell’Artico, la nave di Greenpeace salpa verso le oleose acque del Golfo del Messico. Tre mesi di spedizione per capire la reale dimensione della catastrofe e indagare sulle vere cause del disastro.

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Alle ore 16.15 italiane BP ha iniziato a cementare il pozzo fallato nel Golfo del Messico. E' la fine dell'incubo iniziato il 20 aprile con l'esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon?

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Soldati schierati, armi chimiche dal cielo, centinaia di mezzi navali, ma soprattutto vittime, un numero incalcolabile, come in tutte le guerre. Nel Golfo del Messico si combatte senza sosta: da una parte la marea nera,  il “mostro invisibile”, come lo ha definito qualcuno a New Orleans, dall'altra i militari dell'esercito statunitense, le organizzazioni ambientaliste, i cittadini volontari e i dipendenti della società responsabile, la British Petroleum.

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Oggi dovrebbe essere il gran giorno di “Static Kill”, la fase preliminare dell'operazione con la quale Bp promette di chiudere definitivamente la falla del pozzo che da 105 giorni sta iniettando petrolio nei mari del Golfo del Messico e causando il più grave disastro ambientale di tutti i tempi.

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Arriva la minaccia di una nuova marea nera e di un altro disastro ecologico negli Stati Uniti. A causa della rottura di un oleodotto della compagnia canadese Enbridge, sono fuoriusciti circa 4 milioni di litri di petrolio che si sono riversati nelle acque del fiume Talmadge, un affluente del Kalamazoo diretto verso il lago Michigan, dove rischiano di finire i litri di greggio fuorusciti.

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Si è appena conclusa la Giornata Mondiale degli Oceani, che è stata segnata dalle cupe immagini della marea nera del Golfo del Messico. Impressionanti e drammatiche, le istantanee diffuse in tutto il mondo, ci mostrano la crudezza dell'agonia di migliaia di animali uccisi dal petrolio. Ad evitarci questo macabro spettacolo non sarà certo la risoluzione del problema bensì la censura: è di questi giorni infatti la notizia che la compagnia petrolifera britannica BP, responsabile del disastro, ha vietato agli addetti ai lavori di condividere le foto degli animali morti sui social network, o di passarle ai giornali.  Questo controllo potrebbe servire ai responsabili, per cercare di alleggerire la propria posizione di fronte all’opinione pubblica.

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A partire dall'alba di questa mattina, squadre di attivisti Greenpeace UK hanno costretto alla chiusura ben 47 stazioni e punti di rifornimento della British Petrolium in tutta Londra, responsabile del disastro ambientale provocato nel golfo del Messico dalla marea nera.

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Ci risiamo. Dopo il disastro della marea nera nel Golfo del Messico, la BP non finisce più di stupire e annuncia nuove trivellazioni, questa volta nel Mar Mediterraneo, a largo della Libia, esattamente nel golfo libico della Sirte, che dista solo 500 chilometri dalla coste della nostra Sicilia.  

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Piove sempre sul bagnato, perché – si sa – le sciagure non arrivano mai sole: dopo il dramma ambientale nel Golfo del Messico provocato dalla marea nera, con risvolti pesanti sulla salute e sull’economia locale, arriva oggi una nuova minaccia già ribattezzata Bonnie, una tempesta tropicale che potrebbe trasformarsi in un uragano.  

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Sembra una beffa del destino: dopo il disastro provocato dalla piattaforma Deepwater Horizon nel golfo del Messico, ci si mette anche la marea nera cinese, provocata venerdì scorso – come abbiamo già detto in questi ultimi giorni – dall’esplosione di due oleodotti nel mar Giallo, in una zona nord-orientale della Cina.  

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Dopo il disastro nel golfo del Messico, ecco un'altra catastrofe petrolifera, questa volta in Cina.

In seguito all’esplosione di due oleodotti, avvenuta venerdì scorso nel porto di Dalian, nella Cina nord-orientale, si è creata una macchia nera di petrolio in mare, che tende ad espandersi sempre di più, tanto che le autorità locali hanno deciso di chiudere il porto per cercare di contenere la fuoriuscita.

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La drammatica situazione della marea nera nel Golfo del Messico sembrava essere ad un punto di svolta, verso un miglioramento e invece, dopo appena tre giorni dall’installazione del nuovo tappo, ecco un’altra cattiva notizia: si sarebbe aperta una nuova falla, nei pressi di Macondo, che rischia ancora una volta di far precipitare tutto.

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Dopo ben 13 settimane dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, che ha provocato il riversamento in mare di 60.000 barili di petrolio, con danni irreversibili per la flora, la fauna, la salute e l’economia dell’intera zona del Golfo del Messico, sembra che la BP abbia finalmente trovato una soluzione definitiva per evitare l’espandersi del disastro ambientale: sembra infatti dai test effettuati che la nuova cupola installata nei giorni scorsi sia riuscita a chiudere la falla bloccando tutta la fuoriuscita di greggio.

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Ieri sera la Bp ha installato il nuovo tappo sulla falla petrolifera che sta provocando il più grande disastro ambientale della storia degli Stati Uniti. Si spera ora che la nuova copertura riesca finalmente e per la prima volta ad arginare la marea nera che da 84 giorni continua a riversarsi nelle acque del Golfo del Messico.

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Si è spezzata una delle componenti principali della corrente del Golfo, dal nome Loop current, stravolgendo così un equilibrio secolare di correnti calde e fredde. La causa? Ancora una volta la terribile macchia nera di petrolio del golfo del Messico.

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Hanno raggiunto i tre miliardi di dollari le spese sostenute dalla British Petrolium per ripulire le acque oceaniche e arginare i danni provocati dalla marea nera nel golfo del Messico, che sta danneggiando pesantemente interi tratti costieri e che  sta minacciando anche le coste di Miami. Sembra però che, proprio per risparmiare sugli interventi di ripulitura, la BP abbia incaricato alcuni tecnici per nascondere il catrame sotto la sabbia, senza bonificare.

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La marea nera nel Golfo del Messico ha provocato così tanti danni che non ci sono i soldi per ripagare tutti coloro che hanno richiesto i risarcimenti. Questa l’amara notizia resa nota da Kenneth Feinberg, l’uomo che il governo americano ha incaricato di gestire il fondo di 20 miliardi di dollari messo a disposizione dalla BP per arginare le conseguenze del il disastro.

ROMA, 18 maggio 2010 - A quasi un mese dall’esplosione della Deepwater Horizon, il pozzo non è ancora stato chiuso e il petrolio inizia ad arrivare sulla coste. Questa mattina Greenpeace ha trovato quantità consistenti di petrolio nell’area di Sauth Pass, in Luisiana, vicino alla foce del fiume Missisipi. Prima di essere allontanato dalla Guardia costiera, il team inviato dall’organizzazione ambientalista sul posto è riuscito a documentare con le foto la spiaggia devastata e ricoperta da uno strato di catrame denso e viscoso.

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