Tag:marea nera

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Il sapone magnetico potrebbe essere l’arma del futuro per contrastare le maree nere. Si tratta di un sapone composto da speciali sostanze in grado di assorbire il petrolio eventualmente disperso nelle acque marine, permettendo di evitare veri e propri disastri ambientali causati dall’irrimediabile stravolgimento dell’ecosistema subacqueo.

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Torna la paura in Nuova Zelanda, dove si teme un nuovo disastro ambientale. Il cargo Rena, la portacontainer greca da tre mesi incagliata sulla barriera corallina della Nuova Zelanda sabato si è definitivamente spezzata liberando in mare una gran quantità di rottami e sostanze, tra cui sacchi di latte in polvere.

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Ci risiamo: una nuova macchia di petrolio sta devastando gli oceani e in particolare la costa nigeriana del Golfo di Guinea, a circa 75 miglia al largo del Delta del Niger. La causa risiede nella rottura di un impianto della Shell, avvenuta sette giorni fa, e secondo le stime si tratterebbe della marea nera più grave registrata nella zona.

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Si teme ancora in Brasile, dove a largo delle coste di Rio de Janeiro c'è stata lo scorso 9 novembre, una grossa perdita di petrolio causata da un guasto al campo sottomarino di Frade.

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Nuova marea nera, questa volta in Brasile, dove a largo delle coste di Rio de Janeiro c'è stata perdita di petrolio. Lo sversamento in mare  ha ormai raggiunto i 160 chilometri quadrati. Nonostante le 17 navi al lavoro, la chiazza di greggio starebbe avanzando velocemente verso la costa carioca.

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Sono passati oltre 20 giorni da quando la Rena si è incagliata, lo scorso 05 ottobre, su una stupenda barriera corallina al largo delle coste settentrionali della Nuova Zelanda. E quello che è stato definito “il peggior disastro ambientale della storia dell’isola” sta creando effetti disastrosi sulla vita di moltissime specie animali e vegetali. Tra queste, i teneri e dolci pinguini blu, simbolo storico dell’isola. Le migliaia di tonnellate di petrolio fuoriusciti dal cargo hanno effetti devastanti sui pennuti acquatici, uno su tutti, lo scioglimento dello strato di grasso che impermeabilizza gli animali e trattiene il loro calore. Per questo, gli esemplari sopravvissuti al disastro rischiano l’ipotermia.

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E' ancora allarme marea nera in Nuova Zelanda dove si sono dovute interrompere le operazioni di pompaggio del petrolio fuoriuscito dai serbatoi della portacontainer che si incagliata da oltre 13 giorni nella barriera corallina Astrolabe. Quello che si configura come uno dei peggiori disastri ambientali avvenuti nel Paese pare non riuscire ancora a venire fuori dal vicolo cieco. E ci si mette pure il maltempo a rallentare le manovre. Intanto la Rena è in bilico e potrebbe spezzarsi da un momento all'altro.

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Si complicano le operazioni per fermare la marea nera che fuoriesce dalla Rena, incagliatasi il 5 ottobre su una stupenda barriera corallina al largo delle coste settentrionali della Nuova Zelanda. Sono passati ben 10 giorni dal tragico incidente e la nave ha già perso oltre 390 tonnellate di gasolio delle 1700 tonnellate di carburante presenti nella sua pancia, che si sono irrimediabilmente riversate in mare provocando uno dei peggiori disastri ambientali mai avvenuti nel Paese.

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Continua a preoccupare la marea nera di greggio fuoriuscito dalla nave liberiana Rena che la scorsa settimana si è incagliata sulla barriera corallina e ha iniziato ad inquinare le acque della Nuova Zelanda.

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Ancora un naufragio, ancora una falla, ancora una marea nera che minaccia un disastro ecologico.  È quello che sta accadendo nell’Oceano sud-pacifico, a 22 chilometri dal porto di Tauranga, nell'isola del Nord della Nuova Zelanda , dove le squadre di soccorso stanno lavorando incessantemente per mettere in sicurezza la portacontainer di 236 metri Rena, incagliatasi sulla barriera corallina Astrolabe dal 5 ottobre, e svuotare le cisterne che continuano a gettare carburante in mare, originando una macchia già larga 5-6 chilometri.

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54mila euro e uno spot tv su Rete 4: tanto vale la splendida Sardegna, e la zona di Sassari in particolare, rovinata all'inizio dell'anno (11 gennaio) dallo sversamento in mare dell'olio combustibile destinato alla centrale E.On di Fiumesanto (Porto Torres).

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Negli Stati Uniti torna l’incubo della mare nera e dell'inquinamento ambientale provocato dal petrolio. Da sabato scorso, nel fiume Yellowstone, in Montana, all’interno dell’omonimo parco nazionale, si stanno riversando decine di migliaia di galloni di greggio, a causa della rottura dell'oleodotto della compagnia Exxon Mobil, avvenuta vicino alla città di Laurel.

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È passato ormai un anno da quel 20 aprile del 2010 in cui esplose la piattaforma petrolifera “Deepwater Horizon” dell'inglese British Petroleum, a largo del Golfo del Messico, uccidendo addetti e generando il peggior disastro petrolifero mai accaduto sul pianeta. Da quel momento ogni giorno si sono riversati migliaia di barili di greggio in mare, devastando le acque, la vita degli animali, l’economia del golfo del Messico e tutto l’ecosistema circostante.

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esplosione Deepwater Horizon

Domani ricorrerà l'anniversario del disastro petrolifero più grave di tutti i tempi. Era infatti il 20 aprile del 2010 quando l'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon causò uno sversamento di petrolio in mare senza precedenti nel Golfo del Messico di cui ancora oggi si stanno pagando le conseguenze. Ad un anno esatto dalla catastrofe Greenpeace porta alla luce "gli scheletri nell'armadio", la "storia segreta" dell'incidente pubblicando sul sito web "PolluterWatch" un dossier di 30 mila pagine in cui emergono i tentativi del Governo americano e della BP di ridimensionare la portata del disastro.

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lana_grezza

Utilizzare la lana grezza per assorbire il petrolio in mare. Una soluzione antica, questa, per quello che è uno dei problemi moderni più dolenti. Le proprietà idrorepellenti della lana e la sua capacità di assorbire gli olii in quantità 10 volte superiori al suo peso erano già cosa nota, ma il merito di applicare tali principi alle maree nere va a Luciano Donatelli, Ceo di SignBox/RPB e Presidente dell’Unione Industriali di Biella che, durante il peggior disastro ambientale della storia nel Golfo del Messico ebbe l’idea di sfruttarle tecnologicamente per mettere a punto un sistema in grado di contrastare gli sversamenti di petrolio in mare.

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deepwater_Horizon_movie

Il dramma ambientale provocato dalla marea nera del Golfo del Messico dello scorso anno diventerà presto un film. A produrre la pellicola sarà la Summit Entertainment, con la partecipazione finanziaria della Participant Media, che racconterà l’incidente avvenuto sulla piattaforma Deepwater Horizon che ha causato il disastro ambientale più grande del mondo, concentrandosi sui drammatici eventi che hanno portato alla perdita del greggio, alla morte di undici peratori e all’inquinamento dell’intero tratto costiero.

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E-Off

E.Off: spegni la luce, accendi i riflettori sul Golfo dell’Asinara. E' questo lo slogan dell'iniziativa partita da Facebook perché si continui a parlare di quanto successo sulle coste del Nord Sardegna in seguito allo sversamento in mare di migliaia di litri di olio combustibile.

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Alfa-acciai

Continua a preoccupare la situazione ambientale della Sardegna. Mentre Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’ambiente, archivia il caso sulla marea nera di Porto Torres – definendo la situazione un incidente ormai superato – arrivano nuovi allarmi per il caso dei container giunti la settimana scorsa a Portovesme - frazione del comune di Portoscuso, in provincia di Carbonia-Iglesias: i materiali analizzati sono radioattivi. I risultati dei test infatti hanno evidenziato una contaminazione da isotopi di cesio 137 su parte del carico. Per questo è previsto per oggi un incontro a Brescia, in prefettura, dove Alfa Acciai, Arpa e Carabinieri dei Noe faranno il punto sulla situazione. 

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Grazie alla fornitura dei suoi prodotti per l'assorbimento di idrocarburi, Airbank ha contribuito a frenare la marea nera che ha minacciato Porto Torres e la Costa Nord della Sardegna.

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marea nera

Nella serata di ieri l’ufficio stampa della E.On., la multinazionale responsabile del disastro ambientale di Porto Torres, si è affrettata ad inoltrare un lancio dell’Ansa con le dichiarazioni di Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’Ambiente, in cui afferma che – grazie alle operazioni di bonifica - "l'incidente è risolto" è la zona è sostanzialmente al sicuro. 

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