Tag:disastri ambientali

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Affinché alla grave tragedia umana del naufragio della Costa Concordia non segua un’altrettanto amara catastrofe ambientale l’unica soluzione possibile rimane quella di intervenire rapidamente per evitare che un’ingente quantità sostanze tossiche ed inquinanti si riversino in mare. Le acque dell’Arcipelago Toscano e della Costa Maremmana potrebbero essere minacciate da una vera e propria marea nera, se le operazioni di recupero del carburante, tra le sostanze potenzialmente più inquinanti presenti a bordo dell’imbarcazione, non verranno eseguite a regola d’arte o saranno ostacolate da condizioni meteorologiche avverse.

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La Nigeria rischia un nuovo disastro ambientale. Da due giorni un incendio di grossa portata è divampato a bordo di una piattaforma petrolifera della Chevron, adibito a pompare petrolio a largo delle coste nigeriane. Le fiamme, divampate lunedì, non accennano a placarsi e la compagnia petrolifera è ancora impegnata nelle operazioni di salvataggio del personale a bordo.

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Naufragio Costa Concordia - La traversata da Porto Santo Stefano verso l’Isola del Giglio sembra durare in eterno. Il vento freddo dell’inverno increspa le onde del mare. Mano a mano che l’isola si avvicina l’attesa per l’orrido spettacolo a cui sto per assistere inizia a farsi sempre più frenetica. Poi, all’improvviso, illuminato dalla luce di un tiepido sole di metà gennaio, ecco aprirsi davanti ai miei occhi il tragico scenario le cui immagini stanno facendo il giro del pianeta. Una delle navi crociere più lussuose al mondo giace inclinata di 80 gradi sul fianco destro. Un’enorme balena di acciaio lunga 298 metri, larga 36 e alta quasi 52, arenata sugli scogli, a poche centinaia di metri dal porto dell’isola.

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Tanti i dubbi, i timori e le domande che sorgono sul naufragio della Costa Concordia all'Isola del Giglio. A una fra tutte vuole risposte l'Italia e il mondo intero. La stessa posta da Legambiente direttamente al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini in una lettera aperta"Perchè il grattacielo del mare di Costa Crociere naufraga dove è vietato il passaggio anche a un gozzo"? 

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Un nuovo Titanic, ma questa volta proprio dietro l'angolo. Si è consumata tra venerdì e sabato la tragedia della Costa Concordia, la nave da crociera, incagliatasi nei pressi dell'Isola del Giglio, al largo delle coste della Toscana. Non si è ancora conclusa la conta finale delle vittime e dei dispersi, ma si guarda anche al danno ambientale che un simile disastro lascerà dietro di sé, una volta spenti i riflettori.

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Torna la paura in Nuova Zelanda, dove si teme un nuovo disastro ambientale. Il cargo Rena, la portacontainer greca da tre mesi incagliata sulla barriera corallina della Nuova Zelanda sabato si è definitivamente spezzata liberando in mare una gran quantità di rottami e sostanze, tra cui sacchi di latte in polvere.

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Ci risiamo: una nuova macchia di petrolio sta devastando gli oceani e in particolare la costa nigeriana del Golfo di Guinea, a circa 75 miglia al largo del Delta del Niger. La causa risiede nella rottura di un impianto della Shell, avvenuta sette giorni fa, e secondo le stime si tratterebbe della marea nera più grave registrata nella zona.

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Un incendio ieri mattina è divampato all'interno della Erg impianti Nord Sg 10, al petrolchimico di Priolo, in provincia di Siracusa. Sebbene il fuoco sia stato domato subito dalle squadre aziendali e successivamente dai Vigili del fuoco, una colonna di fumo denso si è levata verso il cielo. Si rischia un nuovo disastro ambientale?

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Scorie tossiche sotto terra o gettate in mare. Continua la saga della fabbrica dei morti, l'azienda tessile Marlane di Praia a Mare, del gruppo Marzotto. Dal 1999 si indaga sui presunti illeciti e sulle morti dei lavoratori dell'azienda, tutti per cancro. Chiusa nel 2004, l'azienda fin dal 1999 è sotto l'esame dei magistrati, per scoprire se davvero gli scarti della lavorazione dei tessuti erano gettati in mare o sotterrati. Da venerdì scorso l'area è di stata posta di nuovo sotto i sigilli.

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Si teme ancora in Brasile, dove a largo delle coste di Rio de Janeiro c'è stata lo scorso 9 novembre, una grossa perdita di petrolio causata da un guasto al campo sottomarino di Frade.

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Quali saranno gli effetti sulla salute del disastro nucleare di Fukushima? Impossibili da calcolare, almeno a lungo termine. Dopo 8 mesi dall'incidente presso la centrale di Daiichi, regna l'incertezza su ciò che accadrà in futuro alla popolazione giapponese.

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Nuova marea nera, questa volta in Brasile, dove a largo delle coste di Rio de Janeiro c'è stata perdita di petrolio. Lo sversamento in mare  ha ormai raggiunto i 160 chilometri quadrati. Nonostante le 17 navi al lavoro, la chiazza di greggio starebbe avanzando velocemente verso la costa carioca.

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E' ancora allarme marea nera in Nuova Zelanda dove si sono dovute interrompere le operazioni di pompaggio del petrolio fuoriuscito dai serbatoi della portacontainer che si incagliata da oltre 13 giorni nella barriera corallina Astrolabe. Quello che si configura come uno dei peggiori disastri ambientali avvenuti nel Paese pare non riuscire ancora a venire fuori dal vicolo cieco. E ci si mette pure il maltempo a rallentare le manovre. Intanto la Rena è in bilico e potrebbe spezzarsi da un momento all'altro.

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Continua a preoccupare la marea nera di greggio fuoriuscito dalla nave liberiana Rena che la scorsa settimana si è incagliata sulla barriera corallina e ha iniziato ad inquinare le acque della Nuova Zelanda.

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È ancora da accertare se si tratti di un originale o di un falso, ma è giunta notizia che nei pressi di Fukushima, a ridosso dell'aria di 30 chilometri evacuata, sia recentemente venuto alla luce un coniglio senza orecchie. A dare per primo la notizia è stato il Telegraph.

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Dopo oltre due mesi dal sisma, è iniziata l'operazione di evacuazione degli animali abbandonati in Giappone. Grazie ad una relazione inviata dall'International Fund for Animal Welfare (IFAW) che nei giorni scorsi ha convocato un vertice a Tokyo con i maggiori esperti in materia, per trovare il modo per salvare gli animali che sono rimasti abbandonati dopo il terremoto in Giappone. All'incontro era presente anche il Ministero giapponese per l'Ambiente e quello dell'Agricoltura, delle foreste e pesca (MAFF).

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esplosione Deepwater Horizon

Domani ricorrerà l'anniversario del disastro petrolifero più grave di tutti i tempi. Era infatti il 20 aprile del 2010 quando l'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon causò uno sversamento di petrolio in mare senza precedenti nel Golfo del Messico di cui ancora oggi si stanno pagando le conseguenze. Ad un anno esatto dalla catastrofe Greenpeace porta alla luce "gli scheletri nell'armadio", la "storia segreta" dell'incidente pubblicando sul sito web "PolluterWatch" un dossier di 30 mila pagine in cui emergono i tentativi del Governo americano e della BP di ridimensionare la portata del disastro.

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Quattro giovani studenti dell’Università  di Hunan, nell’omonima provincia cinese, hanno messo a punto un originale macchinario che potrebbe rappresentare la soluzione agli sversamenti di petrolio in mare e che è valso loro il secondo posto al prestigioso premio di design industriale Lotus prize.

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Il dramma ambientale provocato dalla marea nera del Golfo del Messico dello scorso anno diventerà presto un film. A produrre la pellicola sarà la Summit Entertainment, con la partecipazione finanziaria della Participant Media, che racconterà l’incidente avvenuto sulla piattaforma Deepwater Horizon che ha causato il disastro ambientale più grande del mondo, concentrandosi sui drammatici eventi che hanno portato alla perdita del greggio, alla morte di undici peratori e all’inquinamento dell’intero tratto costiero.

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marea nera

Nella serata di ieri l’ufficio stampa della E.On., la multinazionale responsabile del disastro ambientale di Porto Torres, si è affrettata ad inoltrare un lancio dell’Ansa con le dichiarazioni di Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’Ambiente, in cui afferma che – grazie alle operazioni di bonifica - "l'incidente è risolto" è la zona è sostanzialmente al sicuro. 

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