Tag:accordo 20 20 20

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Sono state rese note da parte dell'Aeeg, l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas le nuove linee guida che regoleranno l'incentivazione per i progetti ad alta efficienza energetica, i cosiddetti "certificati bianchi" noti anche come titoli di efficienza energetica, (TEE),che dal 2005 hanno il compito di promuovere l'efficienza energetica, certificando il raggiungimento degli obiettivi di risparmio da parte delle aziende che gestiscono l'energia elettrica e il gas da conseguire con opportuni adeguamenti e progetti rivolti ai clienti.

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emissioni_CO2

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Potrebbe essere questo il commento all'annuncio dato dal ministro per l’Energia e il Cambiamento ClimaticoChris Huhne, nel corso di un question-time al Parlamento inglese: tagliare del 50% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2025, cioé tra poco meno di 15 anni. Un obiettivo senza dubbio ambizioso, anche considerando che il target di riferimento non è l'anno corrente ma il 1990. Ambientalisti e stampa progressista, com'era prevedibile, hanno accolto a braccia aperte la notizia, ma c'è chi si chiede se il governo di David Cameron, come promesso da lui stesso al momento dell'insediamento, sarà davvero the greenest government ever.

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Le previsioni dell'European Wind Energy Association (EWEA) parlano chiaro: entro il 2020 i 27 Stati membri dell'Unione Europea, nel complesso, riusciranno a superare il cosiddetto “accordo 20-20-20”, o meglio, uno degli obiettivi dell'accordo stesso. Si tratta di un punto fondamentale, quello di portare ad almeno il 20% la quota di produzione europea di energia elettrica da fonti rinnovabili. Lo studio calcola che in 25 faranno la propria parte come stabilito, mentre 2 paesi soltanto non riusciranno a rispettare i propri impegni. Tra questi, oltre al Lussemburgo, c'è anche l'Italia.

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ROMA, 29 ottobre 2010 - Greenpeace esprime apprezzamento per la posizione dell'Unione europea che si rende disponibile a definire nuovi obiettivi post-Kyoto per la riduzione delle emissioni. Un risultato ottenuto nonostante la lunga opposizione di alcuni governi, tra cui quello italiano che ha accettato questo mandato “in spirito di compromesso” solo dopo la riunione del Consiglio Ambiente dell’Ue dello scorso 14 ottobre. Leggi tutto...

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Fare in modo che tutti i Paesi dell’UE riducano ulteriormente, dal 20 al 30%, le loro emissioni di CO2. Questa la proposta di Inghilterra, Francia e Germania, che propongono ulteriori tagli alle emissioni inquinanti, per poter competere a livello mondiale con Cina, Giappone e Stati Uniti, Paesi che si stanno sempre più adoperando per adottare tecnologie verdi ed alternative.

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Le associazioni che riuniscono gli imprenditori italiani del settore delle energie rinnovabili ritengono che il PAN, il  Piano d’Azione Nazionale per le energie rinnovabili, redatto dal Ministero dello Sviluppo Economico,  sia  un buon punto di partenza ma, allo stesso tempo, credono che ci sia ancora da lavorare molto e che il piano di sviluppo proposto sia senza dubbio da migliorare.

 

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"L' Italia non è assolutamente disponibile ad avvallare il passaggio unilaterale dal 20% al 30% di riduzione del C02". È quanto ha annunciato venerdì scorso da Lussemburgo il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, al termine dell’incontro con gli altri ministri europei, in occasione del Consiglio Ambiente della Ue

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Con una lettera formale al Commissario europeo per il Clima, Connie Hedegaard, Legambiente, Greenpeace e WWF hanno sottolineato le contraddizioni del recente decreto sulla CO2 con il quale il governo intende distribuire gratuitamente alle imprese nuovi permessi ad inquinare in contrasto con la normativa europea ETS sul mercato delle emissioni e sugli aiuti di stato. Leggi tutto...

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L’Unione europea ha fatto importanti passi avanti per la riduzione dei gas serra e oggi si trova a metà strada rispetto all'obiettivo fissato per il 2020 di tagliare il 20% delle emissioni prodotte. È quanto emerge dall’ultimo studio dell'Agenzia europea dell'Ambiente. Secondo l’ente infatti, nel 2008, il Vecchio Continente ha registrato un calo delle emissioni di CO2 dell'11,3% rispetto ai livelli di riferimento del 1990.

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Connie_Hedegaard

La riduzione delle emissioni al 30% non s'ha da fare. Almeno non per il momento. A frenare la proposta di aumentare l'impegno di riduzione dal 20 al 30% al vaglio oggi della Commissione Europea è la stessa commissaria al Clima Connie Hedegaard che, accolte le pressioni di diversi Stati membri e gruppi industriali ha ammesso che “attualmente non ci sono le condizioni necessarie”.

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Ridurre le emissioni di anidride carbonica e altri gas a effetto serra è una priorità per salvare il pianeta dal global warming: dal 2008 l'UE sta facendo la sua parte con l'accordo “20-20-20, che ha stabilito un taglio del 20% di CO2 entro il 2020. Ma a distanza di pochi mesi la situazione è cambiata, e qualcuno chiederà, come già fatto durante la Conferenza di Copenhagen che anche l'obiettivo cambi. Mercoledì verrà infatti presentato a Bruxelles un documento che esamina il rapporto costi/benefici di un eventuale  “meno 30%”.

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Il nostro Paese ha deciso di fare marcia indietro sulla Green economy. Nella seduta pomeridiana dell’Aula di palazzo Madama di ieri pomeriggio, 14 aprile, è infatti passata una mozione firmata da alcuni senatori del centro-destra, primo tra tutti Gianpiero D’Alia (Udc), che nega di fatto la necessità che l’Italia si doti di una politica ambientale forte. L’approvazione della mozione, che ricordiamo è un atto con cui il governo si impegna formalmente nei confronti del Parlamento, è in ogni caso un segnale chiaro su quella che sarà la politica ambientale che verrà messa in campo dall’esecutivo nei prossimi anni.

 

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