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wikileaks

Wikileaks, l’organizzazione internazionale fondata nel 2006, che riceve da fonti anonime, documenti di carattere governativo o aziendale coperti da segreto di stato per poi caricarli sul proprio sito web e che ha fatto tremare in questi mesi i governi di tutto il mondo, colpisce ancora!

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E così, alla fine Barack Obama, presidente degi Stati Uniti d'America, ci ha ripensato e, complici le pressioni degli ambientalisti di 350.org ha deciso di tornare sui suoi passi dopo l'iniziale rifiuto. I pannelli solari, quindi, si monteranno sul tetto della residenza più famosa d' America, la Casa Bianca che, in base a quanto annunciato dallo stesso Obama, entro la primavera del 2011 vedrà i propri tetti occupati da pannelli fotovoltaici e pannelli solari termici per produrre, rispettivamente, energia elettrica ed acqua calda per uso sanitario.
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Si è conclusa con un nulla di fatto la campagna "Put solar in" lanciata dall'ambientalista americano Bill Mc Kibben, partito, ricorderete, alla volta di Washington insieme a un gruppo di attivisti-studenti dello Unity College, nel Maine. Il gruppo, guidato dallo stesso Mc Kibben, leader del movimento per la salvaguardia del pianeta 350.org, era giunto fino al 1600 di Pennsylvania Avenue, a bordo di un furgone alimentato a bio-diesel, con l'intenzione di convincere il presidente Barack Obama a installare un impianto a energia solare sul tetto della Casa Bianca".
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Ci fu un tempo in cui anche la Casa Bianca aveva il suo pannello solare. Anzi, i suoi pannelli solari: ben 32. La decisione di installarli, nel lontano 1979, fu presa nientemeno che dal presidente Jimmy Carter. Poi arrivò Reagan e, nell’86, l’impianto venne rimosso. Ora, con Obama a capo degli Stati Uniti, l’idea di rendere più ecosostenibile l’abitazione al 1600 di Pennsylvania Avenue sembra tornare in auge.

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Alle ore 16.15 italiane BP ha iniziato a cementare il pozzo fallato nel Golfo del Messico. E' la fine dell'incubo iniziato il 20 aprile con l'esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon?

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La drammatica situazione della marea nera nel Golfo del Messico sembrava essere ad un punto di svolta, verso un miglioramento e invece, dopo appena tre giorni dall’installazione del nuovo tappo, ecco un’altra cattiva notizia: si sarebbe aperta una nuova falla, nei pressi di Macondo, che rischia ancora una volta di far precipitare tutto.

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E' per fortuna rientrata la nuova emergenza nel Golfo del Messico. La British Petrolium è dovuta correre di nuovo ai ripari per contrastare la marea nera e  il fatale incidente che ha provocato la rottura della cupola di contenimento e la morte di due persone a seguito dell’esplosione avvenuta ieri, causata dalla collisione di un robot subacqueo che ha fatto saltare un dispositivo.

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Lo stop è durato davvero poco e nel Golfo del Messico, dopo la catastrofe ambientale provocata dalla marea nera, si torna a trivellare.  Lo ha stabilito il giudice federale di New Orleans, Martin Feldman, che ha accolto il ricorso presentato da oltre trenta compagnie petrolifere contro la moratoria di sei mesi stabilita dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che dopo l’esplosione della piattaforma petrolifera, Deepwater Horizon, aveva imposto di fermare tutte le attività di trivellazione. Il giudice ha infatti accolto il ricorso, guidato dalla Honbeck Offshore Services, che definiva la scelta di Obama come arbitraria e priva di riscontro. 

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A poche ore dal discorso televisivo di Barack Obama al popolo americano in cui il Presidente ha assicurato che i colpevoli del disastro del Golfo del Messico pagheranno tutti i danni, la Bp annuncia al termine dell'incontro proprio con il premier statunitense di aver firmato un accordo in cui acconsente alla richiesta di istituire un fondo speciale da 20 miliardi di dollari per risarcire le vittime della catastrofe ambientale generata dall'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon.

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Il Presidente degli Stati Uniti, come promesso, nel suo primo discorso ufficiale tenuto ieri sera dall’Ufficio Ovale della Casa Bianca, ha parlato alla nazione del disastro ambientale nel golfo del Messico. Tra i punti affrontati, l’impegno del governo a far ripulire le coste, salvare gli animali dalla marea nera di petrolio e bonificare le acque per restituirle al turismo e alla pesca locale.

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Il disastro ambientale provocato dalla chiazza di petrolio nel Golfo del Messico è uno dei drammi più gravi che l’America abbia vissuto negli ultimi anni e la BP sarà costretta ad assumersi tutte le sue responsabilità per bonificare le zone del golfo e renderle così "un posto migliore di quello che era prima dell'esplosione della Deepwater Horizon”. Questo – in sostanza – il discorso di circa venti minuti che Obama farà alla nazione questa sera dalla Casa Bianca.

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È il disastro peggiore nel suo genere della nostra storia; stiamo lavorando perché Bp sia responsabile dei danni alle terre e all'economia della costa del Golfo” – con queste parole Barack Obama ha ribadito la sua posizione di fronte alle drammatiche conseguenze ambientali provocate dall’incidente alla piattaforma della BP nel golfo del Messico. Contemporaneamente ha lanciato un messaggio a tutti gli americani, invitandoli a firmare la petizione lanciata sul suo sito, che propone di abbandonare il petrolio per affidarsi all’energia pulita.

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Un ultimatum di 72 ore per spiegare al governo americano come intende agire la British Petrolium per bloccare la fuoriuscita di altro greggio dal pozzo, che da più di sei settimane sta causando danni irreversibili alle acque del golfo del Messico. È quanto reso noto dall'ammiraglio James Watson, il responsabile dell'amministrazione americana per il Golfo del Messico, che martedì scorso ha inviato una lettera all’amministratore delegato della compagnia Tony Haward.

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La marea nera di petrolio fuoriuscita dalla falla in seguito all’incidente della piattaforma Deepwater Horizon della British Petrolium continua ad espandersi nel Golfo del Messico e il Presidente Barack Obama, ormai furioso di fronte all’atteggiamento compagnia, si precipita nuovamente il Lousiana per constatare di persona la situazione.

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Top Kill non funziona. Dopo aver pompato oltre 35 barili di fanghi nella falla aperta a 1, 6 chilometri sotto il livello del mare nel Golfo del Messico, la Bp ha dovuto arrendersi all'evidenza e ammettere che la manovra sulla quale tutto il mondo stava riponendo le speranze per arginare l'emorragia di petrolio che continua ad uscire corposo da oltre 40 giorni, ha fallito.

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Sono circa 930 i milioni di dollari spesi dalla British Petrolium per tentare di arginare la fuoriuscita di greggio dalla falla nel Golfo nel Messico.  La marea nera, provocata dalla perdita di ben settantadue milioni di litri di petrolio, si sta espandendo a largo della Louisiana, ma l’operazione Top Kill, iniziata mercoledì e riavviata recentemente, dopo sedici ore di stop per problemi tecnici, sembrerebbe al momento aver trovato una soluzione. 

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Alle ore 13 di ieri, le 20 in Italia la Bp ha dato il via alla cosiddetta procedura “top kill” per tentare di arginare l'emorragia di petrolio che ormai da oltre 37 giorni sta martoriando il Golfo del Messico.

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Le perforazioni in alto mare in futuro potranno essere permesse solo se sarà garantito che non provocheranno disastri ambientali. Barack Obama non blocca le nuove trivellazioni per la ricerca di petrolio, continuando a permettere quelle che sapranno fornire garanzie di sicurezza concrete affinché non si ripeta quanto accaduto alla piattaforma Deepwater Horizon.

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Le uniche celle che, d'ora in avanti, funzioneranno nel celeberrimo, ed a prova di fuga, penitenziario di Alcatraz, saranno quelle dei pannelli fotovoltaici. Leggi tutto...

Dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Barack Obama sul nucleare nella lotta ai cambiamenti climatici, dice la sua anche Bill Gates.

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