Tag:deepwater horizon

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Dove gli adulti falliscono o dimostrano tutti i loro limiti, spesso sono i bambini a rimettere le cose a posto: a questo tema il sito americano TreeHugger ha recentemente dedicato un articolo, proponendo 6 storie di piccoli grandi ambientalisti che, con semplicità e schiettezza, si sono resi protagonisti di azioni importanti a tutela della natura. Noi ci siamo presi la libertà di aggiungere all’elenco due bambini molto speciali, la canadese Severn Suzuki e il tedesco Felix Finkbeiner.

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Il dramma ambientale provocato dalla marea nera del Golfo del Messico dello scorso anno diventerà presto un film. A produrre la pellicola sarà la Summit Entertainment, con la partecipazione finanziaria della Participant Media, che racconterà l’incidente avvenuto sulla piattaforma Deepwater Horizon che ha causato il disastro ambientale più grande del mondo, concentrandosi sui drammatici eventi che hanno portato alla perdita del greggio, alla morte di undici peratori e all’inquinamento dell’intero tratto costiero.

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Dopo l'incidente della Deepwater Horizon avvenuto l'estate scorsa che ha causato la marea nera nel Golfo del Messico, il peggior disastro ambientale del mondo , tutti pensavano che per riassorbire l'enorme quantità di metano disciolta nell'acqua ci sarebbero voluti decenni. Ma recenti studi condotti dall'oceanografo John Kessler della Texas A&M University (USA) dimostrerebbero che l'inaspettata azione di alcuni batteri “methane-munching” (letteralmente: sgranocchia metano) avrebbe dissolto più di 200.000 tonnellate cubiche di gas nel giro di pochi mesi. 

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È stato finalmente sigillato, in modo definitivo, Macondo,  il pozzo della BP che nel Golfo del Messico ha causato il disastro ambientale più grande degli ultimi tempi e danni economici ad un’intera comunità. Lo ha reso noto la compagnia petrolifera con un comunicato stampa in cui assicura che l'emorragia di greggio è ormai tamponata e in cui si impegna attivamente per contenere in futuro nuove fuoriuscite di petrolio attraverso lo stanziamento di 1 miliardo di dollari.

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La British Petrolium , che ha causato l’esplosione della piattaforma petrolifera a largo del golfo del Messico, non solo ha provocato il disastro ambientale più grave degli ultimi tempi, ma ha anche diffuso un report cercando di depistare le indagini, avviate per capire le precise responsabilità della compagnia. Un comportamento indegno e squallido, che Greenpeace ha riportato a gran voce.

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È stato finalmente chiuso e sigillato "definitivamente" il pozzo Macondo della Bp, da cui in soli cinque mesi sono fuoriusciti quasi cinque milioni di barili di petrolio. Secondo le autorità di controllo quindi la piattaforma della compagnia petrolifera non costituirà più una minaccia, né per l’uomo, né per l’ambiente.

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Pensavamo fosse finita o quasi. E invece, mentre si cerca di tamponare i danni ambientali causati dall’incidente della piattaforma della BP, ecco che nel Golfo del Messico si affaccia un nuovo incubo, causato ieri pomeriggio (ore 15.30 italiane) dall’esplosione di una nuova piattaforma, la Vermilion Bay, appartenente alla Mariner Energy. Proprio li, a largo della Louisiana.

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Alle ore 16.15 italiane BP ha iniziato a cementare il pozzo fallato nel Golfo del Messico. E' la fine dell'incubo iniziato il 20 aprile con l'esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon?

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Oggi dovrebbe essere il gran giorno di “Static Kill”, la fase preliminare dell'operazione con la quale Bp promette di chiudere definitivamente la falla del pozzo che da 105 giorni sta iniettando petrolio nei mari del Golfo del Messico e causando il più grave disastro ambientale di tutti i tempi.

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Da tre mesi assistiamo alla marea nera nel Golfo del Messico, tra tentativi di fermare la perdita, cifre e bilanci sempre più allarmanti. Un evento drammatico per l’ambiente e per gli ecosistemi locali e brutto colpo per l’economia della regione, con danni alla pesca e al turismo. Ma anche una “fonte di ispirazione” per la sensibilità di alcuni artisti, che hanno recepito e interpretato in modo soggettivo e unico l’incidente della ormai tristemente famosa Deepwater Horizon.

 

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Dopo ben 13 settimane dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, che ha provocato il riversamento in mare di 60.000 barili di petrolio, con danni irreversibili per la flora, la fauna, la salute e l’economia dell’intera zona del Golfo del Messico, sembra che la BP abbia finalmente trovato una soluzione definitiva per evitare l’espandersi del disastro ambientale: sembra infatti dai test effettuati che la nuova cupola installata nei giorni scorsi sia riuscita a chiudere la falla bloccando tutta la fuoriuscita di greggio.

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Ieri sera la Bp ha installato il nuovo tappo sulla falla petrolifera che sta provocando il più grande disastro ambientale della storia degli Stati Uniti. Si spera ora che la nuova copertura riesca finalmente e per la prima volta ad arginare la marea nera che da 84 giorni continua a riversarsi nelle acque del Golfo del Messico.

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La Zenit ambiente srl di La Spezia ha ricevuto l’ok dalla BP per la fornitura di 20 Km di barriere verticali rigide a protezione delle coste della Louisiana colpite dalla Marea Nera. Ce lo conferma Leonardo Canini, responsabile per il mercato internazionale della società spezzina specializzata nel settore della salvaguardia ambientale che abbiamo sentito al telefono.

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La Marea nera nel golfo del Messico non accenna a fermarsi e probabilmente l’azione della BP, che ha già speso 2,65 miliardi di dollari nel tentativo di arginare il disastro, rischia ora di peggiorare la già drammatica situazione.

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E' per fortuna rientrata la nuova emergenza nel Golfo del Messico. La British Petrolium è dovuta correre di nuovo ai ripari per contrastare la marea nera e  il fatale incidente che ha provocato la rottura della cupola di contenimento e la morte di due persone a seguito dell’esplosione avvenuta ieri, causata dalla collisione di un robot subacqueo che ha fatto saltare un dispositivo.

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Lo stop è durato davvero poco e nel Golfo del Messico, dopo la catastrofe ambientale provocata dalla marea nera, si torna a trivellare.  Lo ha stabilito il giudice federale di New Orleans, Martin Feldman, che ha accolto il ricorso presentato da oltre trenta compagnie petrolifere contro la moratoria di sei mesi stabilita dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che dopo l’esplosione della piattaforma petrolifera, Deepwater Horizon, aveva imposto di fermare tutte le attività di trivellazione. Il giudice ha infatti accolto il ricorso, guidato dalla Honbeck Offshore Services, che definiva la scelta di Obama come arbitraria e priva di riscontro. 

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La BP continua a mentire. Dopo il dramma causato dall’esplosione della piattaforma petrolifera “Deepwater Horizon” nel Golfo del Messico, la compagnia petrolifera ci ha raccontato tutto e il contrario tutto, sia sulla quantità di petrolio riversata in mare, sia sulla difficoltà di prevedere un dramma di questi proporzioni. Proviamo a fare ora il punto della situazione, a distanza di due mesi.

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A poche ore dal discorso televisivo di Barack Obama al popolo americano in cui il Presidente ha assicurato che i colpevoli del disastro del Golfo del Messico pagheranno tutti i danni, la Bp annuncia al termine dell'incontro proprio con il premier statunitense di aver firmato un accordo in cui acconsente alla richiesta di istituire un fondo speciale da 20 miliardi di dollari per risarcire le vittime della catastrofe ambientale generata dall'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon.

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Il disastro ambientale provocato dalla chiazza di petrolio nel Golfo del Messico è uno dei drammi più gravi che l’America abbia vissuto negli ultimi anni e la BP sarà costretta ad assumersi tutte le sue responsabilità per bonificare le zone del golfo e renderle così "un posto migliore di quello che era prima dell'esplosione della Deepwater Horizon”. Questo – in sostanza – il discorso di circa venti minuti che Obama farà alla nazione questa sera dalla Casa Bianca.

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È il disastro peggiore nel suo genere della nostra storia; stiamo lavorando perché Bp sia responsabile dei danni alle terre e all'economia della costa del Golfo” – con queste parole Barack Obama ha ribadito la sua posizione di fronte alle drammatiche conseguenze ambientali provocate dall’incidente alla piattaforma della BP nel golfo del Messico. Contemporaneamente ha lanciato un messaggio a tutti gli americani, invitandoli a firmare la petizione lanciata sul suo sito, che propone di abbandonare il petrolio per affidarsi all’energia pulita.

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