Irrigazione Solare per le popolazioni del Sahara |
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| Martedì 02 Febbraio 2010 16:54 Scritto da Daniela Cocina | |||||
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I dati della ricerca dimostrano come pompe solari a motore, installate in villaggi remoti del Benin, rappresentino un modo economico di distribuire acqua per l'irrigazione necessaria in particolare durante la lunga stagione asciutta. Porzioni significative della popolazione africana hanno, infatti, difficoltà a reperire il cibo, come conferma Jennifer Burney esperto del Programma sulla Sicurezza di Cibo e Ambiente. Le popolazioni a "rischio di cibo" sono prevalentemente rurali, sopravvivono con meno di un dollaro al giorno e, ancora oggi, il 50 a 80 percento del loro reddito viene speso per l'alimentazione. Burney e i suoi collaboratori hanno notato che solo il 4% della superficie coltivabile viene irrigata, contando solo sulla pioggia per mandare avanti i raccolti.
Se si pensa che la stagione piovosa in queste zone è limitata da tre a sei mesi, appare chiaro come la promozione dell'irrigazione fra i piccoli possidenti possa rappresentare una strategia per la riduzione della povertà, l'adattamento di clima e promozione della sicurezza di cibo. Questo il presupposto che ha spinto il gruppo di ricerca, a novembre del 2007, a iniziare la collaborazione sperimentale con due villaggi rurali in Benin. Il sistema delle pompe fotovoltaiche a motore è stato installato e sperimentato così su un gruppo di 30/35 donne: ogni donna ha avuto la possibilità di coltivare un piccolo pezzetto di terra irrigato con questi sistemi solari a goccia. Dai risultati della ricerca appare evidente che tutte le donne che ebbero la possibilità di usare il sistema di pompe ad irrigazione solare divennero buoni produttori di ortaggi. I prodotti ortofrutticoli penetrarono significativamente i mercati locali. Con questo metodo nei due villaggi campione, lo sviluppo agricolo per le regioni aride del deserto, il consumo di vegetali aumentò sensibilmente durante la stagione piovosa. A conferma che l'apporto di tecnologie verdi nei Paesi in via di sviluppo può davvero rappresentare un modo non solo per ridurre le emissioni, ma anche per far fronte ai problemi vitali di zone dove ancora si muore di fame e di sete. Daniela Cocina
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