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A Taiji continua, nonostante le denunce, il massacro dei delfini. Ai giapponesi serve una strategia per sbarazzarsi dei “Guardiani della Baia” dell'Ong ambientalista Sea Shepherd. Logorano i nervi dei pescatori giapponesi, dei politici locali e della polizia, questi difensori dei delfini che assediano pazientemente la baia di Taiji per fermare l’orrendo massacro di migliaia di innocenti ed intelligenti creature che appartengono solo e soltanto al mare. Sono sempre presenti, documentano ogni attività, vegliano costantemente sugli assassini dei delfini, i pescatori nipponci, giorno dopo giorno. Per questo vanno contrastati. Così, con una banale scusa, lo scorso 16 dicembre la Polizia della Prefettura di Wakayama ne arresta uno. Si tratta dell’attivista olandese Erwin Vermeulen, ancora detenuto dal nella città di Shingu con l’accusa di aver spintonato un addestratore di delfini.

In realtà, Erwin stava tentando di fotografare il trasferimento di un delfino al Dolphin Resort Hotel e nessun testimone lo ha visto spingere il dipendente, spiega Sea Sheperd. E non è stato neppure interrogato: la polizia gli si è semplicemente avvicinata e lo ha portato via. Gli è stata negata sia l’assistenza della sua ambasciata che di un avvocato giapponese. E qui parte la strategia, almeno stando a quanto sostiene l’associazione dei corsari: per difendere Erwin e per farlo ritornare in libertà, Sea Shepherd è costretta a utilizzare ingenti somme di denaro del budget operativo in spese legali. Qualora Erwin fosse ritenuto colpevole al processo, poi, rischierebbe fino a due anni di prigione e/o una multa fino a 200.000 Yen. Delle spese davvero importanti che potrebbero rallentare, indebolire e ostacolare gli attivisti.

Per questo, “abbiamo bisogno del vostro aiuto per vincere”, dice il Capitano Paul Watson dall’Antartico, che chiede un sostegno finanziario ai sostenitori dell’Associazione per  liberare Erwin e continuare a mantenere i Guardiani della Baia a Taiji. “Al mondo ci sono più di sette miliardi di persone –continua Watson- e solo una di queste si trova in prigione in questo momento per aver osato opporsi all’orribile massacro dei delfini. Il minimo che il resto di noi può fare è aiutare a raccogliere denaro per difendere Erwin e i delfini. Io donerò i primi 100 Dollari. Perché non fate altrettanto anche voi?”. L’appello di Scott West, coordinatore della Campagna Cove Guardian, è poi quello di inviare email, fax, lettere, ma anche di fare telefonate alle ambasciate e ai consolati giapponesi in ogni parte del mondo. Sul web, infine, sono partite diverse petizioni per chiedere la liberazione del corsaro olandese, come quelle di ipetition.com o di petitionsite.

Intanto, a Taiji, i delfini, forse gli stessi che l’attivista stava cercando di immortalare, rimangono prigionieri di piccole vasche in attesa del loro trasferimento nei delfinari di mezzo mondo, come dimostra un video pubblicato il giorno di Natale da Sea Sheperd . “Questi delfini -afferma Scott West- non hanno alcuna idea del perché gli stia accadendo tutto ciò. Non hanno fatto niente di male (tranne scegliere di vivere vicino al Giappone). Sono lì a causa dell'avidità e dell’arroganza degli uomini. Sei visiterai un parco con delfini in cattività durante questo periodo di feste o l'anno prossimo, pensa a tutte queste cose. Chiediti in che modo stai sostenendo in prima persona l'avidità e l'arroganza”.

Perché, nonostante gli sforzi di Sea Shepherd, nonostante le agghiaccianti denunce delle immagini girate da Richard O’Barry per One Voice, associazione animalista francese contro la cattura dei delfini, nel film The Cove, tra ottobre ed aprile nella baia si continuano a catturare migliaia di delfini. Vengono spinti nell’insenatura e, da quel momento in poi, non avranno più alcuna via di scampo. In un’incredibile confusione di cetacei che si accalcano, si scelgono gli animali da destinare ai delfinari. I sub inviati dai delfinari e dai parchi cominciano ad isolare singoli animali, quelli prescelti vengono immobilizzati e issati con un apposito telo all’interno di piccole vasche di plastica, che saranno poi caricate sui camion. Per i ‘prescelti’ comincia il susseguirsi di trasporti. Verranno privati del cibo e addestrati per gli spettacoli, una condizione che li obbliga a eseguire assurdi esercizi per divertire gli spettatori, spesso ignari delle sofferenze inflitte loro. Tutti gli altri delfini non selezionati vengono spinti verso i moli, dove li aspetta una morte violenta e dolorosa, degna dei migliori film horror. Verranno macellati per il mercato della carne di delfino, un segreto del quale molti giapponesi non sono nemmeno a conoscenza.

Insomma, mentre le persone continuano a recarsi nei delfinari e nei parchi acquatici, convinte che i delfini siano ‘felici’ di stare li a Taiji l’orrore continua. Ma Sea Shepherd non si arrende: “la nostra opposizione è testarda e fieradice il Capitano Watson- può richiedere anche anni di perseveranza, ma alla fine la determinazione la spunterà per salvare i delfini”.

Roberta Ragni

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