Conferenza sul Clima dell'ONU: si rischia il suicidio ambientale |
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| Giovedì 24 Settembre 2009 14:24 Scritto da Francesca Mancuso | |||||
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Alla presenza di oltre 90 leader mondiali e di 192 rappresentanti di tutti i paesi membri, si è discusso sul possibile "suicidio ambientale". «Un nuovo accordo è possibile, ma non sarà facile», ha detto il Presidente degli Stati Uniti che ha aggiunto: «Non siamo venuti qui a celebrare i progressi raggiunti, ma perchè ci sono ancora passi da compiere. Non dobbiamo farci illusioni quanto al fatto che la parte più difficile è davanti a noi», riferendosi agli obiettivi da portare avanti in vista del prossimo vertice, a Copenhagen.
A margine degli interventi, ha detto la sua anche il presidente della commissione Ue, Jose Mauel Barroso, che ha dato un severo ultimatum: «Abbiamo 80 giorni di tempo per sfrondare le foresta di parentesi quadre che limitano l'accordo: se non ne usciamo fuori questo rischia di essere il più lungo suicidio globale della storia». Catasfrofismo o pura realtà? A tal proposito invita a riflettere anche la pellicola di prossima uscita che in questi giorni sta facendo discutere l'opinione pubblica, "The Age of Stupid". Il film, ambientato nel 2055, sembra presagire un futuro disastro ambientale legato all'inquinamento e allo sfruttamento massiccio delle risorse, mostrando Londra invasa dall'acqua, Las Vegas sommersa sotto le dune di sabbia e Sydney a fuoco. Fonte: canale Youtube dell'ONU Numerosi gli interventi. Il Premio Nobel Al Gore, che ha preso parte all'incontro, ha apprezzato le dichiarazioni di India, Cina e Giappone sui tagli di Co2. Il presidente francese Sarkozy ha proposto invece di fare un altro incontro a novembre tra i leader dei paesi più sviluppati per aiutare la preparazione della Conferenza di Copenhagen che si svolgerà a dicembre. Più critico invece il ministro dell'ambiente svizzero Moritz Leuenberger, che pur constatando un miglioramento nell'amministrazione Obama rispetto a quella Bush in tema ambientale, ha sottolineato «la mancanza di obiettivi chiari dai due maggiori produttrici di Co2, Usa e Cina». Francesca Mancuso
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