Creato Giovedì, 13 Gennaio 2011 18:03 Scritto da Ufficio stampa Greenpeace
ROMA, 13.01.2011 - Greenpeace esprime soddisfazione per la sentenza della Corte di Cassazione che ieri ha riconosciuto, in via definitiva, le responsabilità di vertici di ENEL per emissioni moleste, danneggiamenti e violazione delle norme anti inquinamento nell'attività della centrale termoelettrica a olio combustibile di Porto Tolle, nel Parco del Delta del Po.
Adesso ENEL vorrebbe "trasformare" questo stesso impianto in una centrale a "carbone pulito" e, a tale scopo, si è fatta anche finanziare dall'Ue un progetto per lo stoccaggio sotterraneo della CO2: il carbone è, infatti, il peggior killer del clima del pianeta.
Peccato che lo stoccaggio sotterraneo della CO2 sia una tecnologia ancora tutta da dimostrare. Il Delta del Po, inoltre, è ai primi posti di ogni classifica mondiale sugli estuari a rischio, con un ritmo di abbassamento dell'ordine di 3 centimetri all'anno, a causa della subsidenza del suolo ma anche dell'innalzamento del livello del mare dovuto al cambiamento climatico.
"Spendere due miliardi e mezzo di euro per produrre dieci milioni di tonnellate di CO2 l'anno non sembra una scelta saggia. ENEL - sostiene Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia - dovrebbe smetterla di investire in tecnologie pericolose come carbone e nucleare e passare con decisione alle rinnovabili e all'efficienza: oltre a Greenpeace, anche la Commissione europea e vari gruppi di imprese hanno già definito scenari realistici per un'Europa 100% rinnovabile al 2050. Perché l'Italia ed ENEL non dovrebbero accettare questa sfida che oltretutto genera molta più occupazione?"
Ufficio stampa Greenpeace
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