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Greenpeace: sul clima negoziato a tuto campo della UE

ROMA, 29 ottobre 2010 - Greenpeace esprime apprezzamento per la posizione dell'Unione europea che si rende disponibile a definire nuovi obiettivi post-Kyoto per la riduzione delle emissioni. Un risultato ottenuto nonostante la lunga opposizione di alcuni governi, tra cui quello italiano che ha accettato questo mandato “in spirito di compromesso” solo dopo la riunione del Consiglio Ambiente dell’Ue dello scorso 14 ottobre.

Alla fine, e contro la volontà dell’Italia, ha prevalso la posizione di quei Paesi che non vogliono ripetere il flop di Copenhagen ma andare avanti comunque per salvare il clima, senza collegare a vincoli negoziali rigidi un’ “eventuale adesione” agli accordi post-Kyoto.

Greenpeace chiede con forza che si arrivi a un accordo sul clima equo, ambizioso e vincolante ma non si può andare a negoziare con posizioni rigidamente predefinite come richiesto dall’Italia. La posizione adottata oggi dall’Ue apre invece la strada alla possibilità di realizzare accordi strategici con Paesi in Via di Sviluppo ed economie emergenti, come la Cina, l'India e il Brasile. Con l'attuale stallo del "Climate Bill" negli Stati Uniti, questa cooperazione è di importanza cruciale.



"È un'opportunità che l'Ue – commenta Alessandro Giannì, Direttore delle Campagne di Greenpeace Italia -  non deve sprecare per riconquistare una leadership malamente persa a Copenhagen, dov'è stata lasciata fuori dalla stanza dei bottoni"

Ormai gli obiettivi di riduzione del 20 per cento delle emissioni di CO2 nell'Ue sono praticamente raggiunti. L'Ue, come propone anche la Commissione Europea, può rilanciare la sua economia, creando innovazione tecnologica e occupazione, con un programma di tagli alle emissioni che giunga almeno al 30% di riduzione al 2020. Una simile decisione confermerebbe in pieno la leadership dell'Europa nella lotta ai cambiamenti climatici.

Ufficio stampa Greenpeace

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