Creato Giovedì, 28 Gennaio 2010 17:56 Scritto da Simona Falasca
BRUXELLES, 28.01.2010 - L'Unione europea ha perso l'ennesima preziosa occasione per riconquistare la leadership sul clima: non ha aumentato i suoi impegni a ridurre i gas serra ma ha semplicemente ribadito quelli già esistenti.
Il cosiddetto "Accordo di Copenaghen", non vincolante, prevede che i governi entro il 31 gennaio mettano sul tavolo i loro impegni di riduzione delle emissioni per il 2020. In una lettera alle Nazioni Unite, l'Ue ha confermato il suo impegno per un taglio incondizionato del 20%, e per un taglio del 30% solo a condizione che gli altri paesi facciano lo stesso.
"L'Ue - commenta Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace - sta cominciando a diventare un disco rotto. L'unico modo in cui l'Ue può avere un peso sullo scenario internazionale è aumentare incondizionatamente al 30% i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. ,Ciò spingerebbe i Paesi industrializzati verso quel 40% di riduzione globale che la ricerca scientifica indica come necessaria per salvare il clima del Pianeta.."
"L'Unione europea ostenta erroneamente il suo 20% come un obiettivo ambizioso, mentre in realtà è solo la metà di ciò che è necessario. La scienza ci chiede di fare di più e la tecnologia ci mostra che è possibile farlo, anche con importanti benefici economici." conclude Giannì.
Greenpeace chiede ai leader europei che si riuniranno a Bruxelles l'11 febbraio e il 25 e 26 marzo di sostenere un aggiornamento incondizionato al 30% degli impegni di riduzione europei delle emissioni di gas serra.
L'obiettivo dichiarato dell'Accordo di Copenhagen è di "mantenere l'aumento della temperatura globale entro i 2 gradi ", generalmente considerato il limite massimo per evitare gli impatti più catastrofici dei cambiamenti climatici. Gli impegni attuali mettono il mondo su un binario che porterà a un aumento della temperatura media globale di oltre 3 gradi.
Per garantire che l'aumento globale della temperatura rimanga sotto i 2 gradi è necessario che i paesi industrializzati taglino le loro emissioni del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020. Inoltre, i Paesi in via di sviluppo devono ridurre le loro previsioni di crescita delle emissioni del 15-30%.
Ufficio stampa Greenpeace