Creato Martedì, 09 Novembre 2010 13:53 Scritto da Pamela Pelatelli

La nostra guida ragionata sulle lampadine a risparmio energetico con riflessioni sul presente e il futuro, sui vantaggi e gli svantaggi delle lampade a basso consumo.
Una piccola rivoluzione sta investendo il mondo delle lampadine e delle fonti di illuminazione in genere. E’ silenziosa, veloce, inevitabile, imprevedibile ed eccitante. Soprattutto è in corso da appena qualche anno e ha già totalmente modificato la percezione comune della luce artificiale. Parafrasando Adriano Celentano si potrebbe dire che là dove ora c’è un negozio di lampadine, un tempo c’era appena un paio di modelli tra i quali scegliere. Le nuove esigenze di illuminazione insieme con le contingenze ambientali hanno portato in poco tempo un mercato statico e poco incline all’innovazione a prolificare diversificando l’offerta e introducendo soluzioni sempre più innovative, rispetto alle quali non sono mancate in alcuni casi anche le polemiche.
Per quanto il nostro immaginario si sia arricchito negli ultimi anni di nuovi riferimenti, alla parola lampadina la memoria corre ancora dietro alla silhouette tondeggiante e alla pelle trasparente della classica lampadina a incandescenza. Ormai bandita dal mercato, continua a portare con sé una molteplicità di simbologie. E come una vecchia attrice che è stata tanto amata dal pubblico, riempie ancora copertine dei giornali e provoca sentimenti nostalgici di un passato dalla luce calda e avvolgente.

Tutto ebbe inizio nel 1801 quando un certo signor Humphry Davy ebbe un’illuminazione (e qui non si tratta di una metafora ma di realtà) nel momento in cui fece passare la corrente elettrica attraverso un filo di platino. Quasi settanta anni dopo uno degli uomini più importanti degli ultimi 1000 anni, Thomas Alva Edison “illuminò il mondo” iniziando a commercializzare la lampadina e sostituendo il platino con il carbonio.
L’aneddoto vuole che proprio nello stesso periodo un giovane ricercatore torinese, tale Alessandro Cruto, dopo aver assistito a una serie di conferenze tenute da Galileo Ferraris sui progressi dell’elettricità, scoprì che un filamento di carbonio immerso in un’atmosfera di etilene durava 134 volte il tempo di una normale lampadina a incandescenza di Edison. Anche allora la mancanza di finanziamenti in Patria non gli permise di brevettare la scoperta e commercializzarla, come invece fece da lì in poi l’americano che divenne simbolo della luce elettrica.

Pochi anni dopo, il carbonio fu sostituito dal tungsteno che ben presto divenne la materia standard per la costruzione di una lampadina. Come molte grandi opere dell’ingegno, essa risponde a uno dei più banali principi della fisica: “in assenza di ossigeno, nulla può bruciare”. Il filamento di tungsteno, condotto a surriscaldarsi in un ambiente chiuso – generalmente di vetro o quarzo – riempito di gas inerti, si illumina. Ciò che ha condotto questo piccolo e rivoluzionario oggetto a essere destinato alla rottamazione è che solo il 5% dell’energia che serve per alimentarlo è effettivamente convertita in luce, mentre il restante 95% si disperde nell’aria. Inoltre, la durata delle lampadine è messa in discussione dalla loro fragilità e dalla predisposizione a “fulminarsi”, cioè a far evaporare in fretta il tungsteno causando acquisti multipli e frequenti.