Creato Mercoledì, 22 Aprile 2009 12:00 Scritto da Serena Bianchi
Quello italiano è un Piano Casa messo in discussione da partiti dell'opposizione come il Pd e l'Idv, associazioni ambientaliste come Legambiente ed esperti energetici quali il saggista Maurizio Pallante. Da un punto di vista ambientalista il piano parla di efficienza energetica, cosa buona, parla di fonti energetiche rinnovabili, cosa ottima e di qualità architettonica, eccellente ma, non elimina mai l'elemento per cui è nato: l'investimento economico inteso come ampliamento delle dimensioni degli edifici residenziali.
L'Intesa tra Governo, Regioni ed Enti Locali sul Piano Casa, datata 31 marzo 2009, prevede tre azioni principali riassunte di seguito:
Inoltre, per venire incontro al fabbisogno abitativo di chi ha difficoltà ad accedere al libero mercato della locazione, Governo, Regioni e autonomie locali avvieranno uno studio congiunto di fattibilità per nuovi insediamenti urbanistici da edificare.
Com'è possibile ridurre il consumo energetico continuando ad aumentare il volume dei complessi abitativi? Ma soprattutto, perché parlare di ampliamenti quando in Italia le case disabitate, sfitte e da ristrutturare sono tantissime?
AdnKronos pubblica a gennaio 2009 le stime del Cescat (Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia): "2 milioni di immobili abbandonati e disabitati", edifici da recuperare e ripopolare.
Cosa fare con tutti gli stabili senza padrone che occupano campagne, colline e montagne italiane?
Maurizio Pallante, durante l'intervento dell'8 marzo 2009 a Firenze, parla di riduzione del consumo e diminuzione dell'impatto ambientale come soluzioni alla crisi in corso.
E proprio sul piano edilizio Pallante afferma l'importanza di ridurre i consumi energetici almeno del 50% partendo dalle case. Bisogna fare una diagnosi energetica degli edifici per capire quanto viene consumato e quanto sprecato e imporre localmente dei regolamenti edilizi che, sulla scia del comune di Bolzano, limitino il consumo massimo consentito a 7L/m² all'anno.
Riparare e ottimizzare il già esistente è un modo per:
Ed è qui che entrano in campo le ESCO (Energy Service Company) società che ristrutturano gli immobili a loro spese per potenziarne l'efficienza energetica e, a lavoro ultimato, ammortizzano i costi d'investimento incassando per un certo numero di anni il risparmio energetico ottenuto.
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