Se chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti o mentre si insaponano le stoviglie è una semplice e buona pratica per limitare il consumo dell'acqua, non da meno lo è il principio di irrigare orti e giardini domestici con metodi razionali ed efficienti.
La metà dell'acqua usata per conservare il paesaggio evapora a causa di una cattiva predisposizione degli strumenti o di una sbagliata modalità di irrigazione. Di contro, sono sempre più numerose le delibere comunali che intimano alla popolazione di non usufruire di acqua potabile per innaffiare giardini e orti. Con l'arrivo dell'estate e del caldo torrido il problema della razionalizzazione del consumo di acqua stringe al collo, specie nei territori più a rischio, e alcuni buoni accorgimenti sono utili per evitare sprechi e rendere efficace quella necessaria. Anche attraverso un sano uso della tecnologia.
Se si ha a che fare con un giardino condominiale, con un piccolo orto o con un classico courtyard all'inglese, vale la pena considerare la possibilità di creare un raccoglitore in cui mettere insieme tutti quei litri di acqua che altrimenti andrebbero sprecati e usarli per innaffiare costantemente la nostra piccola e rigogliosa porzione di verde cittadino. Il riferimento non va soltanto all'acqua piovana, ma a una serie di fonti idriche domestiche che ci permettono di avere acqua pulita e utile a costo zero: l'acqua usata per lavare e bollire le verdure, quella usata per cucinare pasta, riso, patate e tutta quella che non è stata inquinata da detersivi. Il consiglio è aggiungere mezzo cucchiaio di aceto per ogni litro di acqua. Questo consentirà di rendere il ph più acido e quindi neutralizzare i livelli tendenzialmente basici di questo genere di acqua.
Alle piante piace ricevere acqua nelle prime ore dell'alba quando il sole non picchia ancora e le foglie si schiudono alla giornata. Serve a evitare shock termici e la formazione di funghi. L'operazione può non essere comoda o facile da mettere in pratica tutte le mattine. A volte però la politica del "sette giorni su sette" può non essere determinante ai fini della buona tenuta del nostro giardino. Ci sono metodi empirici per verificare se le piante hanno effettiva necessità di essere invase di acqua: appoggiando la mano sulle foglie e sentendone la freschezza della superficie, calpestando l'erba e verificando se si piega o si schiaccia (solo in questo secondo caso è opportuno innaffiare) oppure banalmente toccando la terra in prossimità delle radici.
Che si parli di irrigazione a mano con il classico tubo dell'acqua o automatizzata con l'irrigatore da giardino, meglio evitare. Indubbia la comodità rispetto all'uomo, altrettanto comprovata la difficoltà delle piante ad assorbire l'acqua necessaria poiché da quando l'acqua viene spruzzata a quando arriva alle radici incontra ostacoli, finisce in luoghi non necessari e soprattutto aggredisce il terreno invece di infiltrarsi in profondità.

O irrigazione a goccia. Rappresenta il mantra dei metodi irrigui sostenibili e può essere usata sia per grandi superfici sia per quelle più piccole e domestiche. Necessita di un piccolo investimento iniziale, ma i risultati sono conformi alle aspettative di spesa. L'obiettivo è munirsi di un tubo per l'irrigazione, bucherellato, da distribuire accanto al solco della semina in modo che l'acqua che vi scorre venga rilasciata lungo il percorso una goccia dopo l'altra. La qualità del metodo emerge per negazione del punto 3. L'irrigazione a goccia consente al terreno di appropriarsi dell'acqua in piccole quantità, facendo tesoro di tutta quella che riceve ed evitando che evapori o vada altrove.
Munirsi di una buona tecnologia per gestire l'irrigazione in modo razionale ed efficiente può essere un'ottima alternativa al metodo del biglietto sul frigo "innaffiare l'orto" o "dare acqua alle piante". Le alternative sul mercato sono numerose e comprendono la possibilità di associare al sistema di irrigazione desiderato un pannello di controllo da tenere in casa e dal quale regolare il tempo, la durata e le zone di irrigazione. Comodità e razionalizzazione degli sprechi vengono da sé.
Se non vi fidate del vostro tatto e l'idea di toccare piante e terreno non vi rassicura sull'opportunità o meno di irrigare, si può sempre decidere di affidarsi a sistemi di rilevazione wireless che sentono il livello di umidità nell'aria e percepiscono se è appena avvenuto un temporale o se al contrario è in procinto di scatenarsene uno. Se collegati al pannello del punto 5 possono ricevere informazioni dalle centrali meteo e quindi agire in modo proattivo rispetto alle previsioni. In questo modo, si evita l'irrigazione quando non necessaria o superflua perché la natura ha appena fatto o sta per fare il suo corso.
Non è un uso improprio delle vostre piante ma un modo per ricreare un ambiente protetto e particolarmente umido che consente di limitare l'uso dell' acqua e di evitare la crescita di erbacce. La pacciamatura consiste nella costruzione di uno strato di copertura sopra il terreno su cui crescono piante e ortaggi composto da paglia, foglie secche e possibilmente corteccia di pino.
Se quella pianta di ananas proprio non riesce a crescere, potrebbe essere perché non si trova alla latitudine giusta. Può essere ovvio ma conoscere quali piante crescono in una determinata zona e cosa invece avrà evidenti difficoltà a resistere può essere un modo molto razionale per evitare di incaponirsi con mitologie vegetali che poco hanno a che fare con il contesto ambientale nel quale si trovano a crescere. Non secondaria è anche una piccola considerazione sul livello di esposizione al sole della zona verde. Gli effetti sui metodi irrigui sono evidenti. I consorzi locali o un fidato amico botanico possono facilmente consigliare le tipologie di piante che hanno maggiore facilità di crescita rispetto alla necessità di luce, al periodo dell'anno e alla temperatura della zona in cui si vive.
Pamela Pelatelli
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La salute del prato dipende da un corretto e regolare apporto d’acqua, quella infatti che deriva dalle piogge, non basta per soddisfare le necessità del prato. Il momento migliore per innaffiare è decisamente il mattino presto: in tal modo il prato avrà il tempo di assorbire l’umidità prima del caldo di mezzogiorno, allo stesso modo se la mattina si è impegnati si può fare la sera, quando la temperatura scende. La quantità d’acqua che il prato necessita dipende dal clima e dal tipo di erba, in media ogni prato necessita di 2-3 cm di acqua a settimana. Per verificare se il prato è abbastanza umido, infilate un cacciavite nel terreno. Se entra senza difficoltà fino a 15-20 cm, non ci sono problemi. Infine vi lascio tre utili consigli contro il prato secco:
-non tagliate l’erba troppo corta;
-ripulite sempre il prato da qualsiasi falciatura, radici morte o altro materiale che impedisce all’acqua di arrivare alle radici;
-areate il terreno con fori sulla superficie, in tal modo l’acqua arriva più facilmente alle radici.
è però un ottimo sgrassante grazie all'amido, quindi se anche viene buttata nel lavandino aiuta a tenere puliti i tubi. oppure penso si possa utilizzare per lavare i piatti.