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greenhouse_immagine1Un nuovo modo di concepire l'abitazione sta sbarcando piano piano, direttamente dai paesi scandinavi, anche in Italia (i primi progetti sono in via di realizzazione in diverse città del nostro paese), dove, se attecchirà come altrove, promette di rivoluzionare molti aspetti del nostro vivere quotidiano e di quello con i nostri vicini. Si chiama cohousing, o coresidenza, ed è l’esperienza quotidiana che migliaia di persone in tutto il mondo hanno scelto di vivere in una comunità residenziale a servizi condivisi, una sorta di “villaggio urbano”.

Ognuno cioè vive nella propria abitazione privata, ma condivide con i propri vicini degli spazi in comproprietà che favoriscono lo scambio, le relazioni, i servizi comuni, la salvaguardia dei propri interessi di quartiere. Davvero niente male se si considera che, come rilevato da sempre più ricerche sociali, le nostre città sono sempre più malate di nuove solitudini sociali dovute soprattutto alla crisi della famiglia e delle relazioni di vicinato (a volte non sappiamo neppure chi siano i nostri vicini di pianerottolo!). E il cohousing ha fra le sue ragioni d'essere anche proprio il recuperare le dinamiche relazionali e di sostegno reciproco del quartiere e del vicinato, tipico delle generazioni che ci hanno preceduto. Nato in Danimarca negli anni Sessanta, si è diffuso in tutto il mondo, specialmente in Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, è approdato in Italia grazie all’agenzia per l’innovazione sociale Innosense Partnership che, attraverso la costituzione della società Cohousing Ventures, sta curando la realizzazione dei primi progetti esecutivi in diverse città italiane.

Come funziona

Questo nuovo modo di concepire l’abitare coniuga l’autonomia dell’abitazione privata ai vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi, con evidenti benefici sia dal punto di vista sociale che ambientale, oltre che economico. Chi decide di aderire a uno dei progetti di cohousing – ogni villaggio è in genere costituito da 20-40 unità abitative in cui possono insediarsi famiglie o single, giovani o anziani – acquista un appartamento che fa parte di un progetto più ampio (un po’ come avviene per le cooperative). La differenza sta, però, nel fatto che ognuno partecipa attivamente, insieme a tutti gli altri aderenti, alla progettazione del proprio quartiere scegliendo gli spazi comuni che più interessano alla comunità, col vantaggio di conoscere i propri vicini prima di acquistare casa. Nel momento in cui si aderisce a un determinato progetto vengono, infatti, organizzati incontri periodici in cui tutti gli aspiranti coresidenti si conoscono e si confrontano sulle linee guida della vita comune. Quindi scelta e destinazione d’uso degli spazi in condivisione, gestione delle spese comuni, scelta di materiali o impianti da utilizzare (come, per esempio, l’utilizzo di impianti fotovoltaici per l’energia e così via). In genere le costruzioni in coresidenza sono realizzate ex-novo oppure sono il frutto del recupero di vecchie strutture quali cascine o ex fabbriche, sempre comunque localizzate su ampie aree cittadine o di campagna che consentano di ricavare, oltre alle abitazioni, spazi comuni per favorire il senso di comunità tra i residenti. Al centro del cohousing, dunque, la cosiddetta progettazione partecipata che ha lo scopo di ricavare nel quartiere quegli spazi condivisi che incontrano le esigenze che di comune accordo gli abitanti della comunità individuano insieme. Tra questi i più gettonati sono play-room per bambini o micronidi di quartiere, aree relax (smoking room, sale proiezioni, sale giochi), palestre, piscine, hobby-room attrezzate, stanze per gli ospiti, orti e giardini, spazi cucina con tavolata per ritrovarsi insieme e fare feste, lavanderie automatiche e stirerie, magazzini e dispense per la spesa comune. Nell’esperienza dei paesi in cui già esiste da tempo non mancano neppure esperienze di car sharing (la co-proprietà cioè di automobili, pulmini o furgoni) o di costituzione di gruppi d’acquisto attraverso cui avere un maggiore potere contrattuale nei confronti dei fornitori, bypassando gli intermediari. Un modo intelligente, dunque, per risparmiare. In genere i progetti di cohousing sono molto sensibili all’impatto ambientale. Per cui non è raro che le coresidenze prevedano l’applicazione dei dettami della bioarchitettura, dell’utilizzo di energia “pulita” e di materiali naturali. Il tutto ovviamente compatibilmente con i budget che i coresidenti hanno a disposizione. Proprio l'ultimo progetto targato cohousing si chiama infatti GreenHouse ed è un progetto di coresidenza speciale perché avrà un importante spazio comune oltre a quelli abituali per un cohousing: una serra verticale per la produzione di ortaggi e piccoli frutti per il sostentamento delle famiglie che vi andranno a vivere. Il tutto senza trascurare l'efficienza energetica e il rispetto per l'ambiente (geotermia, fotovoltaico...). Il progetto verrà realizzato a Milano, nel quartiere Lambrate (la cooperativa si costituirà entro fine maggio), e sarà pronto nel 2012.


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