Solar Wind: un ponte solare ed eolico made in Italy per l'A3 Salerno-Reggio Calabria |
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| Mercoledì 16 Febbraio 2011 16:31 Scritto da Roberto Zambon | |||||
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Anche il Sud lavora, eccome se lavora. A dispetto dei pregiudizi sull'inerzia del meridione italiano, la notizia che uno studio di architettura di Roma ha progettato la riqualificazione di un tratto autostradale (10 km circa) della famigerata A3 Salerno-Reggio Calabria merita forse un servizio giornalistico in prima serata. Tanto più che il progettoSolar Wind, firmato dagli architetti della Coffice, coniuga energie rinnovabili, fruizione del paesaggio ed elementi di turismo sostenibile, un mix virtuoso che è valso agli ideatori Francesco Colarossi e Giovanna e Luisa Saracino la seconda posizione – e un premio di 7.500 euro – al concorso “Parco Solare Sud – L'autostrada del sole”. La chiave è senza dubbio l'integrazione: alle turbine eoliche disposte tra un pilone e l'altro si affiancano le cosiddette Solar Road, tratti stradali rivestiti da un manto fotovoltaico che, ad oggi, sono in fase di sperimentazione anche in altre parti del mondo. In più, come da regolamento del concorso, le aree adiacenti alle carreggiate sono state convertite in zone pedonali con tanto d ibelvedere, filari di alberi e serre dedicate all'agricoltura biologica, dove frutta, verdura e altri prodotti verranno coltivati e rivenduti sul posto.
Il territorio, tra il comune di Scilla (proprio lei) e Bagnara, è del resto uno dei più belli del Mediterraneo. A una produzione annua di 36+11,2 milioni di KW si affiancherebbe quindi una forma di turismo a basso impatto ambientale.
E questa volta il merito di questa piccola vittoria made in Italy, per fortuna, non è né di un politico né di un mafioso. Nel caso del progetto Solar Wind, infatti, la giuria del concorso on-line bandito dalla Regione Calabria non sapeva nemmeno chi erano gli autori dei progetti da votare. L'anonimato ha quindi garantito un risultato trasparente e immune da qualsiasi sospetto. Non a caso al primo posto si è classificato uno studio francese (Pr+poff) mentre la terza posizione è stata assegnata ad uno studio colombiano (J-A).
Resta da vedere cosa deciderà di fare ora la regione. Il risparmio in ogni caso è evidente: per abbattere i rispettivi tratti autostradali, rimuovere le macerie e smaltirle in modo corretto servirebbero circa 40 milioni di euro. Meglio quindi la riconversione, su questo non ci piove. Unico rammarico, forse, è che i viadotti in cemento armato risalgono agli anni '60, e tra colline verdi a ridosso sul mare, con o senza eco-restyling, rimangono una brutta, bruttissima ferita nel paesaggio. Roberto Zambon
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